Enzo Iacchetti e Pino Quartullo portano Hollywood burger a Ferento
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VITERBO - Lo spettacolo in scena il 30 luglio nell'ambito della stagione teatrale. La commedia racconta la storia di due attori falliti.

VITERBO – Il 30 luglio andrà in scena al teatro romano nell’ambito del festival di Ferento “Hollywood burger” di Roberto Cavosi, con Enzo Iacchetti, Pino Quartullo e Fausto Caroli. 

Lo spettacolo, diretto dallo stesso Quartullo e prodotto da La Contrada teatro Stabile di Trieste di Livia Amabilino, andrà in tournée da febbraio ad aprile 2020.

Quanti possono dire di aver raggiunto le mete che si erano prefissati all’inizio della propria vita? Quanti possono essere pienamente soddisfatti per aver realizzato il proprio sogno? 

In una mensa per artisti negli studios ad Hollywood, due attori mitomani, assolutamente alla deriva ma tenacemente aggrappati al sogno del cinema, se ne dicono e ne fanno di tutti i colori. Si passano e spalmano sui loro hamburger senape, maionese, ketchup, con un fare convulso e ingordo come la loro voglia di far parte, in un modo o nell’altro, della magia di Hollywood. Un inserviente li tratta come fossero intralci, inutili ingombri, ma Leon e Burt non smettono di fare a gara con le loro disgrazie e disavventure.

Snocciolano aneddoti con Stanley, Jack, Robert, Francis, Al, Ridley, Meryl, Giulia: sono classici “name-dropper” (quelli che “sgocciolano” i nomi dei personaggi più famosi come fossero intimi amici). Forse sono anche bravi attori ma il destino si è accanito contro di loro. Sono due tipiche vittime del sistema hollywoodiano, allo stesso tempo così “teneri” da farci innamorare di loro: troppo indifesi per una giungla come Hollywood.

Ed è in questa giungla che Leon e Burt ci conducono per mano, raccontandoci la loro vita attraverso i loro film. Leon che poteva essere il protagonista di 2001 Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick, ma totalmente nascosto in un travestimento da scimmia. Burt che prende parte a molti film di successo, ma il suo ruolo (dal killer omosessuale ne Il Padrino al vampiro postino in Dracula, passando per l’accordatore del pianoforte di Sam in Casablanca, e persino per il venditore di preservativi ai dodici Apostoli) viene sempre irrimediabilmente tagliato in fase di montaggio.

E così quei film “mancati”, famosissimi, mitici, in cui hanno lavorato senza poter essere riconoscibili o da cui sono stati poi fatti fuori, diventano per noi un viaggio nei ricordi, una parte della nostra esistenza, una sezione della nostra stessa identità. Le frustrazioni di Leon e Burt sono anche un po’ metafore delle nostre, e ognuno può riconoscere in esse le proprie insoddisfazioni. 

Non sapremo mai se quello che si confidano è frutto di una crudele realtà o di una delirante follia, ma le loro frustrazioni, le loro aspettative disattese di una improbabile carriera cinematografica, li rende così tragici da farli diventare esilaranti, eroici clown beckettiani del nostro mondo. Dopo decenni, infatti, attendono ancora “l’occasione” e aspettano che passi di lì Jack Nicholson. Aspettando Godot degenera in Aspettando Jack Nicholson: Beckett tracima in Quentin Tarantino.

Con le loro storie, Leon e Burt Bart, attraversano tutta la cinematografia americana e la loro vita, con un crescendo di aneddoti esilaranti, tensioniimpreviste, rivelazioni inaspettate, fino ad esplodere in un violento paradossale finale.

Un mondo che ti lusinga per tradirti e dal quale è bene rubare anche le più piccole briciole di felicità, perché è solo su quelle che si può costruire, come ci insegnano Leon e Burt, la propria vita e la propria dignità. Non esistono piccole o grandi parti, piccoli o grandi attori sullo “schermo” del mondo, esistono solo piccoli o grandi uomini.

Le scene sono di Andrea Stanisci. Aiuto regista Enza De Rose. Light designer Bruno Guastini.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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