Endorsement della Soprintendenza alla candidatura di Civita a patrimonio Unesco: "Bagnoregio da Oscar"
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ROMA - Dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale arriva un endorsement alla candidatura di Civita di Bagnoregio a patrimonio Unesco.

ROMA – Dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale arriva un endorsement alla candidatura di Civita di Bagnoregio a patrimonio Unesco.

“Bagnoregio da Oscar – scrive la Soprintendenza sui suoi canali social -. La Strada…è quella per il patrimonio Unesco. Bagnoregio ha presentato la sua candidatura come capitale della Cultura 2025 (ed è risultata finalista, con altre 10 città fra cui: Agrigento, Aosta, Assisi, Asti, Monte Sant’Angelo, Orvieto, Pescina, Roccasecca e Spoleto) con il progetto “Essere ponti” con il suo “paesaggio culturale” (che è stato presentato a Roma il 20 e 21 marzo), rimando al ponte che collega Civita e Bagnoregio, ma anche a quello metaforico dell’inclusione. E che sorge sulla base di un Patto per il Borgo e che vuole approdare a costituire un vero e proprio Archivio della Memoria. La scelta è caduta su Agrigento, ma di certo “non verrà meno l’idea di paese che si ha in mente” e che si è costruita col progetto, garantiscono da Bagnoregio.

Intanto, scopriamo sempre più le sue bellezze: i calanchi e non solo. A dispetto di chi come Bonaventura Tecchi la definì “la città che muore”, Civita, e il suo capoluogo Bagnoregio sono più vivi che mai. Bagnoregio è un paese da Oscar, verrebbe da dire. Nel senso letterale del termine. Sì, perché qui è stato girato il film del 1954, per la regia di Federico Fellini: “La Strada”; che ottenne qualche anno dopo, proprio ai Premi Oscar del 1957, il riconoscimento dell’Oscar come Miglior film straniero. Inoltre l’opera è stata inclusa fra i 100 film italiani da salvare.
Ritenuta un capolavoro del neorealismo italiano, fu la prima volta che il paese fu usato come set cinematografico. Come noto è la storia di Gelsomina (interpretata da Giulietta Masina), venduta dalla madre con la sorella al saltimbanco Zampanò (Anthony Queen), che la porta in giro con sé per l’Italia nei suoi spettacoli circensi, durante i quali conosce anche un giovane acrobata detto “Il Matto”. Gelsomina, ingenua e delicata, fragile e forse affetta da una lieve disabilità mentale, si trova così a vivere il contrasto fra la violenza di Zampanò e il suggerimento del Matto a cercare di cambiarlo e impietosire e intenerire il suo ‘caratteraccio’ rude. Nel frattempo ne sorge il dipinto di un’Italia desolata. E, fra gli scorci, molti sono gli angoli scelti dal regista per girare a Bagnoregio.
Un esempio? Piazza Cavour. Qui furono girate varie scene come quella dell’esibizione funambolica de “Il Matto” (interpretato da Richard Basehart). Qui Gelsomina aspetta Zampanò e resta sola.

Piazza Cavour, ma anche la Chiesa di San Nicola, dove si tenne la processione, che da lì sarebbe partita per proseguire attraverso Porta Albana. E poi ancor il Campanile di S. Agostino. La processione attraversa tutte le vie del paese e non a caso, poiché Gelsomina e Zampanò giungono a Bagnoregio proprio durante la processione. Il film movimentò tutto il paese, da Porta Albana a Piazza Sant’Agostino.

Vediamo anche Gelsomina e Zampanò animare una festa di matrimonio in campagna. E, ‘chicca’ che forse potrebbe essere sfuggita, l’automobile degli sposi è targata Viterbo (capoluogo di provincia che tra l’altro si vorrebbe candidare per il 2033 a Capitale europea della Cultura). Scene girate in esterna, in una piazza gremita; ma anche in interno, come quelle proprio nella chiesa di San Nicola in Piazza Cavour. Insomma Bagnoregio da… patrimonio Unesco. Infatti ora punta tutto a diventare patrimonio Unesco: la candidatura c’è, non resta che aspettare fine settembre cosa verrà decretato in Arabia Saudita”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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