Emporio solidale, Arruzzolo: "Durante lockdown sestuplicato il nostro aiuto, da un centinaio di famiglie a più di seicento"
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VITERBO - Dentro quell'onda, che ha travolto tutti senza distinzioni, c'è chi ha visto più nero di altri: lavoro spazzato via, conto in banca a zero e lo stomaco proprio e quello di mogli mariti figli da riempire. Alla parola lockdown in molte case si è andata a saldare subito una seconda: disperazione. 

VITERBO – C’è una parola che è destinata a rimanere fissata nella mente di tutti: lockdown. Indica i mesi della paura e del buio più grande nelle città d’Italia, con il sorriso l’ottimismo e la voce dei cittadini che dai balconi è mestamente entrata nelle case. Tanto in quelle con giardino e terrazze dei più fortunate quanto nei monolocali.

Dentro quell’onda, che ha travolto tutti senza distinzioni, c’è chi ha visto più nero di altri: lavoro spazzato via, conto in banca a zero e lo stomaco proprio e quello di mogli mariti figli da riempire. Alla parola lockdown in molte case si è andata a saldare subito una seconda: disperazione. 

La portata fa tremare anche il lettore di oggi ed è bene rappresentata dai numeri dell’Emporio Solidale. La struttura di Viterbo con Amore è in prima linea, quotidianamente, per dare supporto ai più fragili con la possibilità di prendere prodotti per mangiare e l’igiene personale tramite una social card. Un centinaio di famiglie trovano un punto di riferimento e un gradino su cui poggiare il piede e tentare la risalita. Durante il lockdown sono diventate 602. A fornire il dato è Domenico Arruzzolo, presidente di Viterbo con Amore e tra i fondatori dell’Emporio. Quando ne parla riconosci nelle sfumature della voce la stesse tonalità che usa un padre quando racconta qualcosa dei suoi figli.

Ma c’è una frase bella che porta con sé e che rappresenta la cifra di tutta la situazione: “Non so se sia una provvidenza divina o terrena quella che ci è venuta in soccorso”.. E in effetti la storia di quei giorni, vista dalla prospettiva Emporio è fatta di arrivi. Arrivo di volontari, portando il numero dei “giocatori” di questa partita che è stata fondamentale per tanti da 7 a più di 20. Arrivo di prodotti. “Abbiamo visto il grande cuore dei viterbesi – entra nel merito Arruzzolo -. Con fiducia abbiamo posizionato nei negozi e supermercati della città i nostri carrelli con la spesa sospesa. Li abbiamo ritirati pieni tante sere. Ma c’è stato anche chi si è fatto sentire con donazioni. In un mese ci sono arrivati più di 11mila euro. Ma non finisce qui. Tanti imprenditori viterbesi hanno dato forza all’azione dell’Emporio e la cosa straordinaria è che continuano a farlo. Tutti questi arrivi ci hanno spinto anche a evolverci. Prima non trattavamo il fresco: verdura, carne, pesce. Pensavamo di non riuscire, di non essere in grado. Il lockdown ci ha insegnato che non era vero e le nostre famiglie ne hanno tratto beneficio”.

Oggi l’onda del lockdown e della pandemia hanno arretrato e tante covid card non sono più necessarie. L’Emporio continua a dare sostegno a circa 130 famiglie, un numero leggermente superiore al pre Covid. Tante cose invece sono rimaste, in primo luogo la consapevolezza di rappresentare un punto di luce in città. 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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