In molte parti del mondo si verificano con notevole frequenza situazioni che vengono definite come “emergenze umanitarie”, un’espressione generica con la quale si indicano situazioni di crisi che mettono a rischio la vita, la sicurezza e la salute fisica e psicologica di un gran numero di persone.
Le cause delle emergenze umanitarie possono essere le più disparate come per esempio disastri naturali (terremoti, inondazioni, tsunami, siccità ecc.), crisi sanitarie (epidemie, carestie, pandemie ecc.) e conflitti armati.
Per esempio, nella Striscia di Gaza è in corso una grave emergenza umanitaria legata al conflitto Israele-Hamas iniziata nell’ottobre 2023. La popolazione della Striscia è in grandissime difficoltà per la carenza di beni essenziali e servizi sanitari.
Il conflitto in corso ha infatti provocato la distruzione di infrastrutture vitali e la situazione attuale è particolarmente critica, motivo per cui diverse organizzazioni cercano di alleviare le sofferenze di bambini, adulti e anziani.
Tra le varie ONLUS che operano nella Striscia di Gaza si ricorda per esempio Medici senza frontiere (MSF) che può essere supportata con specifiche donazioni per Gaza. MSF svolge in particolare opere di soccorso sanitario (chirurgia, medicina d’urgenza, cura della malnutrizione, assistenza sanitaria e psicologica e molto altro ancora).
La crisi sanitaria a Gaza
Come accade in tutti i casi in cui si ha un conflitto armato in corso, il sistema sanitario di Gaza è al collasso a causa dei continui bombardamenti. La mancanza di elettricità ha compromesso il funzionamento degli ospedali, rendendo difficile fornire cure adeguate a chi ne ha bisogno.
Nei primi giorni di febbraio 2025, uno dei più importanti funzionari dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che più di 12.000 pazienti gravemente malati e feriti (tra cui almeno 5.000 bambini) devono essere evacuati con urgenza da Gaza, proprio perché le strutture sanitarie non sono in grado di gestire la difficile situazione.
Prima del conflitto armato a Gaza si contavano più di 3.500 posti letto in ospedale; attualmente ne sono rimasti solo 1.900 e sono operative soltanto pochissime unità di terapia intensiva e incubatrici per neonati. È quindi molto complesso per i medici trattare adeguatamente i casi più critici.
La metà dei pazienti è affetta da lesioni traumatiche mentre gli altri richiedono cure urgenti per condizioni patologiche come cancro e malattie dell’apparato cardiovascolare.
Emergenza a Gaza: l’importanza delle donazioni
Come nel caso di tutte le emergenze umanitarie, i contributi economici da parte delle istituzioni e le donazioni da parte di aziende e cittadini privati hanno un’importanza cruciale per le organizzazioni umanitarie che operano in contesti di conflitto armato come a Gaza o in altre situazioni che mettono a dura prova le varie infrastrutture dei Paesi, sanitarie e no.
I vari contributi economici, infatti, consentono alle varie organizzazioni di fornire assistenza sanitaria, cibo, acqua potabile e altri beni essenziali alle popolazioni colpite. Senza un adeguato supporto economico le ONG non sono in grado di rispondere efficacemente alle varie esigenze.
Come sostenere le organizzazioni che operano a Gaza e in altri contesti d’emergenza?
Sono diverse le modalità con le quali si possono sostenere le organizzazioni non-profit che operano a Gaza, così come in altri contesti di emergenza umanitaria.
Le donazioni liberali, alle quali abbiamo accennato in precedenza sono uno dei modi più comuni e immediati per fornire sostegno economico. Le donazioni possono essere una tantum, ma anche ricorrenti (le cosiddette “donazioni regolari”), per esempio tramite regolari bonifici mensili.
Si possono prendere anche in considerazione particolari donazioni, come per esempio quelle “in memoria”, dedicate a una persona cara che è venuta a mancare.
Altra possibilità di sostegno è il 5×1000, una modalità grazie alla quale un contribuente può destinare una quota dell’IRPEF che deve allo Stato a favore di organizzazioni che svolgono attività socialmente rilevanti (ONLUS, ONG ecc.).
Altre modalità sono infine l’acquisto di prodotti il cui ricavato sostiene le attività dell’organizzazione (acquisti solidali) e i lasciti testamentari, con i quali si può includere tra gli eredi anche un’organizzazione non-profit.




















