Emergenza Talete, Piazza Democratica incalza il Pd ad agire e punzecchia Fioroni
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Piazza Democratica invita caldamente il Partito Democratico, specie il provinciale, ad affrontare con seriamente l'emergenza Talete e punzecchia Fioroni per le sue recenti dichiarazioni.

Questione futuro Talete, interviene Piazza Democratica. In un lungo comunicato, pubblicato questa mattina su Tusciaweb (a noi non è pervenuto e non lo abbiamo trovato da altre parti) emerge un’interessante posizione di quel pezzo di Pd che va sotto la sigla di Piazza Democratica sulla partita che si sta giocando nella Tuscia sull’acqua. Lo riproponiamo integralmente, articolandolo in paragrafi per facilitarne la lettura e la comprensione.

 

L’INTERVENTO D PIAZZA DEMOCRATICA

Il prossimo 5 ottobre si riuniranno (nuovamente) i sindaci dell’Ato della nostra provincia per scrivere un altro capitolo della storia del servizio idrico integrato nella Tuscia.

Una storia, finora, disastrosa.
Quel giorno dovranno rinnovare l’ennesimo consiglio di amministrazione della società di gestione – Talete Spa – Cda che è sprofondato nel consueto psicodramma delle dimissioni di presidente, consiglieri…

La determinazione di Mazzola

Stavolta, c’è da salutare positivamente la determinazione di Mauro Mazzola, presidente dell’Ato oltre che della provincia, affidare l’amministrazione a persone competenti, tirando fuori Talete dal risiko e dalla compensazioni degli accordi spartitori tra partiti, correnti, sottogruppi.

Mazzola è di certo persona che alla competenza nella amministrazione della cosa pubblica crede davvero, e lo ha dimostrato con le società in house del comune di Tarquinia.

Talete sia amministrata da persone competenti

Da parte nostra, che Talete dovesse essere amministrata da persone competenti in imprese di reti lo abbiamo sempre detto; l’ultima volta un anno addietro; siamo rimasti inascoltati da tutta la politica, anche nel Partito democratico – tutti troppo occupati per comprendere l’elementare buon senso di quanto affermavamo.
Stavolta, siamo a pretendere che l’ennesima spartizione non si consumi, che l’idea del presidente (democratico) dell’Ato si concretizzi, e il Pd giochi un ruolo protagonista anche rispetto ai propri amministratori, eventualmente convocando una direzione che indichi una linea di indirizzo ai sindaci del partito (ve ne è, abbondantemente, il tempo). Con la speranza che non sia troppo tardi.

Tutti gli errori della politica e del Pd

La politica del vivere alla giornata, senza alcuna visione strategica, potrebbe avere definitivamente compromesso il futuro di Talete.
Probabilmente, crediamo sarebbe ancora possibile una efficiente gestione pubblica dell’acqua, bene pubblico essenziale alla vita della comunità.
Ma occorre che chi dirige la politica – anche nel nostro partito – ammetta che non siamo arrivati qui per fatalità.

I sindaci troppe volte hanno deciso di non decidere – con la rara eccezione di chi ha tentato di impostare un minimo di strategia che avesse una visione, come il sindaco di Civita Castellana.

In molti di essi hanno prevalso campanilismi perfino incredibili; non si riesce neppure a credere che esista davvero un amministratore convinto che il ciclo idrico delle acque possa essere gestito da comuni con poche migliaia di abitanti. I partiti hanno deciso di non fare i partiti; non rivendicare, cioè, la propria funzione di indicare linee di indirizzo strategico ai propri amministratori, su questioni il cui rilievo supera abbondantemente i confini dei comuni.

Da questo punto di vista, Talete è sprofondata nell’abisso durante la gestione del centro – destra (sintesi perfetta della politica alla giornata), ma anche il Partito Democratico non si è messo nelle condizioni di evitare che i propri gruppi interni (la cui rapacità in qualche caso li rende indistinguibili da soggetti politici esterni) subordinassero il futuro della comunità all’interesse del giorno successivo.

Le mancanze della Regione Lazio

E anche la Regione Lazio non è stata in qualche modo all’altezza del proprio compito. Anch’essa non ha mai indicato una linea di visione strategica, probabilmente perché, durante il governo di centro – destra, semplicemente non la aveva. Ma anche di recente, non è riuscita a pretendere, dagli amministratori, il rispetto delle regole.

Da ormai più di un anno la Regione ha dichiarato che avrebbe imposto ai comuni di partecipare a una gestione di scala; ma i provvedimenti amministrativi conseguenti non sono mai seguiti; quegli atti commissariali che avrebbero reso il nostro Ato debole un poco meno fragile di quanto non sia.

Ma, soprattutto, non ha reso comprensibile la propria visione strategica; ha approvato una legge regionale che senza alcun dubbio sembrava prospettare una gestione pubblicistica, in linea con gli indirizzi referendari.

Ma da qualche tempo sembra propendere per definire un unico Ambito territoriale ottimale che abbia le dimensioni della intera regione; una scelta che consegnerebbe la gestione a soggetti privati, dato che nessuna struttura consortile, o società pubblica potrebbe mai avere un simile bacino di riferimento.

D’altra parte, è evidente che uscire dalla situazione attuale prevede scelte politiche, che comportino costi a carico della fiscalità regionale generale; sappiamo bene che versiamo in una contingenza di grave crisi, ma si deve decidere il valore da attribuire all’acqua pubblica – e questa è senz’altro una scelta politica.
Si può archiviare questa storia come un fallimento della politica, che diverrà monito per il futuro.

La stoccata a Fioroni

Si può perfino accettare di fare ironia sulle capacità imprenditoriali dei sindaci, magari proprio da parte dei leaders storici di questa terra, che molti di quei sindaci e amministratori di Talete hanno espresso (compresi gli ultimissimi – incaponendosi nel risiko spartitorio); ci si può convincere che nulla cambierà mai, anche se l’Italia sta cambiando, e quello che non cambia, semmai, è proprio la Tuscia.

Si può perfino credere che si possa fare a meno dei partiti, sostituiti da movimenti a traino di comici, o da un civismo non meglio precisato perché imprecisabile in una democrazia rappresentativa che sui partiti si fonda.

Oppure si può fare quel che ancora è possibile; seriamente, perché è proprio la serietà che è mancata finora.

Convocare una direzione provinciale del PD per affrontare il tema acqua

Si può convocare una direzione provinciale del Partito Democratico – su un tema importante. E pretendere che venga l’assessore regionale competente; che spieghi cosa succederà, così non si perde il tempo dei cittadini in discussioni, e magari decisioni che non avrebbero futuro. Se l’Ato sarà unico, è ora di dirlo; così si affronterà il tema dei debiti accumulati da Talete, e del rischio che a pagare siano i comuni, e cioè i cittadini.

Se, invece, sono ancora percorribili soluzioni alternative, il Partito Democratico è uno dei soggetti della politica che deve decidere quale è la via da percorrere. Consorziare i Comuni dell’Ato – che è la proposta di Piazza Democratica, come emersa dal nostro convegno di Vasanello; oppure anche recuperare Talete ristrutturandola.
Ma non è più rinviabile che, finalmente, la politica discuta e decida. Poi, si potrà scegliere chi abbia conoscenze e competenze per tradurre l’indirizzo in gestione. Gestione efficiente e professionale di un bene che è di tutti – l’acqua.

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