
VITERBO – Lupi avvistati alle porte del capoluogo, a pochi chilometri dal popoloso quartiere di Santa Barbara. Intanto nella notte tra mercoledì e giovedì è stata registrata una nuova strade di agnelli tra Farnese e Ischia di Castro.
Trenta gli esemplari sbranati, trovati morti la mattina dagli allevatori. E’ una conta triste, che rischia di mettere in ginocchio intere aziende. Questo perché oltre al danno dei capi persi le greggi attaccate subiscono altri gravi danni di rimbalzo. Il trauma delle stragi si ripercuote in maniera negativa sulla produzione di latte e anche sulla riproduzione stessa del gregge.
Ma la presenza sempre più massiccia di lupi, avvistati nelle prossimità di diversi paesi: Valentano, Bomarzo, Bagnoregio, Monte Romano; rappresenta anche un problema di sicurezza.
“La situazione è allarmante – dichiara il direttore di Coldiretti
Alberto Frau -. Quanto accaduto è solo l’ultimo episodio di un fenomeno sempre più frequente. Occorre intervenire con misure efficaci immediatamente, anche perché il quadro nel centro Italia non promette nulla di buono. Si teme anche per la sicurezza delle persone, visto che a Grossetto – nei giorni scorsi – si è registrato il primo attacco all’uomo. Non possiamo pensare che i figli di qualche agricoltore si vedano spuntare dei lupi mentre stanno giocando vicino casa”.
“La situazione nella Tuscia è fuori controllo – continua Frau -. A causare l’emergenza l’eccessiva presenza di cinghiali che stanno distruggendo i nostri boschi. Essendo onnivori mangiano di tutto, anche le naturali prede del lupo: lepri, starne, fagiani. Così i branchi si spingono sempre più nelle
vicinanze dei centri abitati alla ricerca di cibo ed è frequente l’attacco alle greggi”.
La Regione Lazio ha stanziato per l’emergenza nel Viterbese 300mila euro. Coldiretti ha individuato tre linee d’azione possibili, considerando che parliamo di una specie protetta e quindi non contenibile con l’abbattimento. “Occorre puntare tutto sulla convivenza – precisa il direttore Coldiretti Viterbo -. I fondi regionali vanno utilizzati per mettere gli allevatori nella condizione di acquistare cani ad alta genealogia. Pastori maremmani e abruzzesi allevati da aziende specializzate nella fornitura di cani antilupo. Altra misura è l’acquisto di recinzioni aggettanti, capaci di proteggere le greggi di notte. Infine occorre prevedere contributi per lo smaltimento delle carcasse
delle pecore uccise”.
Tutte misure contenute in un apposito progetto Coldiretti intitolato ‘Eco-gestione del lupo e dei canidi selvatici nel Lazio’.
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