Edilizia, l'immobilismo della Regione sta paralizzando ristrutturazioni in trenta comuni della Tuscia. Di Sorte (FI): "Serve una risposta"
di sorte
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BOLSENA - "Di questa situazione, che come Forza Italia avevamo posto mesi fa, nessuno se ne è fatto carico, benché interessi circa trenta comuni della provincia di Viterbo, tra cui quelli della costa tirrenica, dei laghi di Bolsena e Vico, una parte del comune di Viterbo e di Civita Castellana". Così il commissario provinciale azzurro.

BOLSENA – “Il 17 novembre la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza di bocciatura del piano territoriale paesaggistico regionale (Ptpr) del Lazio. Sono passati oltre due mesi da quel giorno e dalla regione Lazio non è arrivato nessun chiarimento concreto, se non le famose, e dannose, regole di salvaguardia a cui gli uffici tecnici comunali devono attenersi, ma che fanno piombare i comuni coinvolti dal vincolo paesaggistico, nel buio più totale – così il commissario provinciale di Forza Italia Andrea Di Sorte -.

Si tratta, infatti, di regole che consentono ai cittadini di presentare pratiche edilizie soltanto per interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, escludendo, di fatto, le ristrutturazioni ed i cambi di destinazione d’uso. Niente econobonus, sismabonus o superbonus 110%, ed un mare di pratiche presentate prima del 17 novembre che sono bloccate.

Di questa situazione, che come Forza Italia avevamo posto mesi fa, nessuno se ne è fatto carico, benché interessi circa trenta comuni della provincia di Viterbo, tra cui quelli della costa tirrenica, dei laghi di Bolsena e Vico, una parte del comune di Viterbo e di Civita Castellana.

In questi territori è totalmente bloccata l’edilizia, fermi i progetti di numerose famiglie, paralizzati gli uffici tecnici comunali, che stanno correndo il rischio di beccarsi delle denunce per la decorrenza dei termini di risposta.

Qualcuno batta un colpo, c’è un’economia di comparto congelata ed un intero settore preoccupato da questa vacatio normativa che si potrebbe prolungare per molti mesi ancora. Con la pandemia in corso e la crisi che sta devastando la società, non possiamo permetterci questo atteggiamento di negligenza da parte delle istituzioni”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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