Ecomuseo della Tuscia presenta sua maestà il Castello Costaguti di Roccalvecce
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Domenica 15 aprile l'Ecomuseo della Tuscia propone un’attività alla scoperta di uno dei borghi più belli della del Viterbese: Roccalvecce. Un pomeriggio e una serata di primavera da passare insieme in allegria all'insegna della cultura e della convivialità.

Domenica 15 aprile l’Ecomuseo della Tuscia propone un’attività alla scoperta di uno dei borghi più belli della del Viterbese: Roccalvecce. Un pomeriggio e una serata di primavera da passare insieme in allegria all’insegna della cultura e della convivialità.

L’abitato di Roccalvecce ha origini antichissime. Fu sicuramente un insediamento etrusco, come dimostrano i ritrovamenti in tutta la zona circostante di tombe risalenti al VIII e al VII secolo a.C. Successivamente divenne un “castrum romano”, come testimoniano le tracce di opus reticulatum presenti nelle fondamenta del castello. urante tutto il 1200 e gli inizi del 1300 il castello fu proprietà di vari signori e famiglie importanti come i Monaldeschi di Bagnorea. Dopo alterne vicende e scontri anche cruenti, tra il 1642 e il 1685 la famiglia di origine genovese Costaguti acquista definitivamente la proprietà del palazzo. Da allora fino a oggi il Castello di Roccalvecce è sempre stato proprietà della famiglia Costaguti.

L’appuntamento è per le ore 17,00 in Piazza Umberto I° a Roccalvecce, davanti al Palazzo Costaguti da dove partirà una breve passeggiata raccontata per le vie del borgo con la visita anche della chiesa di San Rocco, piccolo gioiello di arte e architettura alle porte del borgo.

Alle 18:30 è prevista la visita del Castello Costaguti e della sua terrazza panoramica che si apre con panorami che spaziano dal complesso Cimino fino a tutta la valle del Tevere e il monte Soratte, vista particolarmente suggestiva nel momento del tramonto. Al termine della visita è prevista una gustosa cena con prodotti del territorio presso le sale dell’armeria del Castello. I posti sono limitati e per motivi organizzativi è richiesta la prenotazione entro giovedi 12 aprile ai numeri di telefono: Stefania – 3395334969 Massimo – 3384220222

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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