Ecco un trattato del Trecento sulle proprietà delle acque termali di Viterbo
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Fu composto da un tale maestro Girolamo per il Papa Innocenzo VI (1352-1362) e vi sono descritte con molta precisione le caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche delle acque, indicandone anche le virtù curative.

Un trattato della seconda metà del XIV secolo che descrive le proprietà curative delle terme viterbesi torna alla luce grazie agli studi di Luca Salvatelli.

Domenica 15 gennaio, alle 17 presso il Museo della Navigazione a Capodimonte, si svolgerà la presentazione del libro ‘De balneis Viterbiensis’ a cura del ricercatore viterbese. ‘De balneis Viterbiensis’ è un trattato della seconda metà del XIV secolo, il primo dedicato unicamente ai bagni e alle sorgenti termali del Bullicame. Fu composto da un tale maestro Girolamo per il Papa Innocenzo VI (1352-1362) e vi sono descritte con molta precisione le caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche delle acque, indicandone anche le virtù curative.

Luca Salvatelli è dottore di ricerca e cultore della materia di Storia dell’Arte Medievale e della Miniatura presso l’Università degli Studi della Tuscia. Ha svolto la sua attività di ricerca in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Il suo peculiare campo d’indagine si è rivolto in questi anni allo sviluppo della cultura scientifica, medica e filosofica tra XIII e XIV secolo e alla corrispondente produzione miniata legata alla corte pontificia. Ciò ha permesso di fornire innovativi materiali atti a delineare l’evoluzione e l’importanza di tale fenomeno ancora parzialmente negletto.

Oltre all’autore interverrà Gianpaolo Serone, responsabile del settore editoriale di Archeoares, società viterbese che gestisce il Polo monumentale Colle del Duomo di Viterbo e il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni.

L’ingresso alla presentazione è libero e gratuito. L’apertura della sala convegni del Museo della Navigazione è alle 16,45. Per informazioni: museo.capodimonte@gmail.com, cell.: 3391364151.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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