Ecco lo studio del Masterplan: lo sviluppo turistico di Viterbo passa da qui
Masterplan
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Sono stati presentati lo scorso fine settimana i progressi dello studio per il Masterplan voluto dall’assessore all’urbanistica e alle politiche per il centro storico Raffaella Saraconi e realizzato da dipartimento Diap dell’Università Sapienza di Roma.

Partecipazione, ricerca di identità, governance e innovazione: lo sviluppo del turismo è una scienza. Il futuro della Città di Viterbo e del suo centro storico riparte da questa certezza. Sono stati presentati lo scorso fine settimana i progressi dello studio per il Masterplan voluto dall’assessore all’urbanistica e alle politiche per il centro storico Raffaella Saraconi e realizzato da dipartimento Diap dell’Università Sapienza di Roma.

Nel secondo dei tre appuntamenti in programma (il primo circa un paio di mesi fa, il prossimo a giugno) è emersa l’impreparazione del tessuto cittadino e tutti i limiti che portano Viterbo a non essere compresa e quindi a non essere tenuta in considerazione nei circuiti turistici che contano. Innanzitutto la mancanza di identità, o meglio la presenza di troppe identità. Ma tutto è quanto niente.

La relazione dalla coordinatrice del progetto, la prof. Manuela Raitano, ha messo in luce le difficoltà nell’attrazione di turisti, l’incapacità comunicativa della città all’esterno e ha sfatato un mito: non è la mancanza di buoni collegamenti a determinare i nostri insuccessi. Un dato, quest’ultimo, determinato dallo studio di realtà simili come Siena, Arezzo, Orvieto e Ascoli Piceno, forti nel turismo ma (alcune più di altre) pessime nei collegamenti.

Pessimo poi il posizionamento sul web. Ricercando su Google Immagini (disconnettendo i propri account e cercando da zone non vicine ed escludendo così altri fattori che possano influenzare la ricerca) la parola “Viterbo”, tra i primi risultati c’è di tutto, tranne che Viterbo. C’è Civita di Bagnoregio, c’è Orvieto e solo in un immagine c’è davvero Viterbo. Un risultato pessimo, soprattutto se paragonato a quanto appare ricercando Siena o Orvieto. Insomma c’è da lavorare.

E così dallo studio delle criticità, si è passati alla ricerca dell’identità. Una ricerca che porta il Diap a suggerire a Viterbo di puntare tutto sull’immagine medievale della Città. Non funzionano i Papi perché significherebbe mettersi in competizione con Roma, non funzionano gli Etruschi e non vanno bene nemmeno le Terme o la Macchina di Santa Rosa. Ciò che potrebbe funzionare è infatti il medioevo: “ciò che Roma non ha – ha detto la professoressa Raitano – perché si tratta di una città barocca”, che ha fagocitato la propria storia medievale.

Questo però è solo un suggerimento. La ricerca dell’identità da comunicare e sul quale costruire il futuro infatti è un processo complesso, da condividere con i cittadini. Ed è così che il Diap ha creato un gruppo Facebook e pubblicato un sondaggio per votare e far votare in quale identità i viterbesi si riconoscono.

Ora lo studio proseguirà, ripercorrendo quanto fatto per San Gemini o Civita di Bagnoregio. Proprio quest’ultimo è stato il caso studio analizzato durante l’incontro che ha fatto più riflettere: la trasformazione della città che muore nella città che rinasce e che accumula successi è dovuto infatti a partecipazione, affermazione di una identità, governance e innovazione. Parole chiave fondamentali, anche per il futuro di Viterbo.

 

 

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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