Ecco come cambia lo scenario politico viterbese. Solo due blocchi, saltano le civiche
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Il voto del 3 maggio disegna un nuovo scenario politico sul territorio viterbese. Abbiamo sviluppato un racconto dei vari "pesi" e dei cambiamenti che sono in atto all'interno del tessuto politico locale. Mettendo anche in evidenza i vasi comunicanti tra Palazzo Gentili e Palazzo dei Priori.

Finita la “battaglia” è tempo di bilanci, di conti, di analisi. Le elezioni provinciali sono ormai alle spalle. Hanno paralizzato di fatto per settimane l’attività politica, monopolizzandola. Ora tutte le forze tornano a confrontarsi, tenendo conto del nuovo mondo che inevitabilmente ogni competizione elettorale va a ridefinire.

La questione pura del peso

Il Partito Democratico ha portato a casa il 46% del consenso. Pesa il 21% il nuovo soggetto politico dei Moderati e Riformisti. Un 18% circa è in mano al Centrodestra Unito e un 10% va ai forzisti di fede “battistoniana”.

La partita del consiglio è finita con 6 consiglieri al Pd, 3 ai civici, 2 al Centrodestra Unito e 1 a Le Ali della Libertà, nome poetico che ha portato bene a Sandrino Aquilani (che lo ha coniato ed è risultato l’unito eletto).

Il significato del peso

“Il centrodestra è scomparso”, ipse dixit Andrea Egidi. Il segretario provinciale dei democratici ha fermato in questa frase uno dei sensi del voto del 3 maggio. Altro passaggio importante di quanto è successo lo registriamo nell’emergere di una grande verità: il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini ha doti divinatorie. Alla presentazione della lista Moderati e Riformisti aveva annunciato che avrebbero preso tre consiglieri e così è stato. Altro passaggio chiave viene sempre da Michelini, con il suo: “Siamo la seconda forza politica del territorio”.

Lasciando da parte il centrodestra, che dovrà intraprendere un percorso di ricostruzione per ritornare forte e al quale consigliamo un bravo psicanalista per mettere pace tra le componenti che, nonostante la perdita di terreno palese, continuano a farsi la guerra, spostiamoci sull’area di centrosinistra.

E’ noto che dietro all’operazione della lista Moderati e Riformisti c’è il big del Partito Democratico locale Giuseppe Fioroni. E’ lui a confermarsi un campione di politica, nella disciplina “giochi di palazzo”. In questa votazione ha piazzato 3 consiglieri con la civica e 2 col Pd (Fabbrini e Stelliferi). Facendo i conti guida 5 consiglieri su 9 andati al centrosinistra. 5 sui 12 dell’intero consiglio. Il Pd di Egidi-Panunzi invece ha totalizzato quota 4, portando a casa però anche la presidenza con Mazzola. Di fatto permane lo schema che vuole Fioroni forte a Viterbo e l’asse Egidi-Panunzi con bei muscoli sul resto della provincia. E il voto ha messo in evidenza su Viterbo questa situazione: 10 consiglieri per l’asse Serra-Panunzi e 12 a Fioroni.

Il significato politico nuovo però, che hanno determinato queste elezioni, è la fine delle esperienze civiche viterbesi. I voti di Oltre le mura non hanno seguito un ordine di scuderia interno e il gruppo si è spaccato. E anche Viva Viterbo è di fatto confluito in questo nuovo aggregato dei Moderati, che da quanto dichiarato Michelini sarà un nuovo soggetto politico. Muore anche la rappresentanza di Sel a Palazzo dei Priori. La lista del partito infatti non ha incassato il voto di Paolo Moricoli, volato altrove.

I vasi comunicanti tra via Saffi e via Ascenzi

La situazione che si è venuta a generare in Provincia determina una sorta di Mad, come ai tempi della guerra fredda. Tanto i “fioroniani” quanto i “serra-egido-panunziani” sono forti nei due palazzi e devono trovare una convivenza pacifica per mandare avanti le due amministrazioni. Qualsiasi schiaffo dato in un palazzo rischia di essere replicato, a parti inverse, nell’altro. Non resta che attendere e vedere cosa accadrà in due passaggi importanti per il Comune capoluogo: il rimpasto di giunta e l’approvazione di bilancio.

Con i piedi per terra

Torniamo alla frase di Michelini: “Siamo la seconda forza politica del territorio”. Frase vera in un mondo in cui a votare sono gli inquilini dei vari palazzi comunali. Ma questa realtà troverebbe conferma in una competizione elettorale vera? Al prossimo giro di voti l’ardua sentenza.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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