Ecco a voi il Borgo (fantasma) della Cultura. Ci sono 14 milioni di euro stanziati dal Mic ma Regione, Comune e Asl non hanno mosso un dito
Ex Ospedale Vecchio
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VITERBO - Lì doveva portare la sua sede e i suoi voluminosi archivi l'Archivio di Stato.

VITERBO – Nel 2021 tutti a mettere il cappello sul maxi progetto di riqualificazione dell’ex ospedale vecchio degli Infermi. Allora venne annunciata, urbi et orbi (molto orbi), in pompa magna la rinascita di una cubatura immensa nel cuore del centro storico di Viterbo. C’erano tutti, a partire dall’allora presidente di Regione Nicola Zingaretti, a parlare di sale multimediali, spazi per gli artigiani, libri, archivi. A distanza di tre anni non c’è niente. Rimane solo uno dei più grossi “spottoni” autocelebrativi della politica local e romana. 

Dentro l’ex ospedale vecchio degli Infermi continuano “a ballare” indisturbati i topi. Anzi, in realtà, come abbiamo raccontato in un precedente articolo qualcuno quei benedetti topi li è andati a disturbare. Si tratta di qualche senzatetto che, nella disperazione, ha pensato bene di “piantare le tende” all’ombra di Santa Maria della Cella (ex chiesa inglobata in quel mostro di degrado che affaccia sul secolare palazzo papale e la Valle di Faul. Un fatto grave perché aumenta i rischi per l’incolumità di questi poveri disgraziati ma anche di passanti sulla cui testa potrebbe abbattersi qualche finestra o persiana lasciata aperta e non manutenuta da decenni. 

Il progetto ‘Borgo della Cultura’ è stato insabbiato. Il tutto nonostante Regione Lazio abbia ceduto in convenzione il bene al Ministero della Cultura e quest’ultimo abbia messo sul tavolo (stanziandoli davvero) 14 milioni di euro. Su quel treno salirono oltra al Ministero (che ha fatto il suo, affidando anche la progettazione preliminare) una bella carrellata di istituzioni: Regione Lazio (che non ha messo un centesimo), Comune di Viterbo (idem), Asl Viterbo e in prima battuta anche il Consorzio Biblioteche (che un mese dopo ha però fatto un passo indietro).

Lì doveva portare la sua sede e i suoi voluminosi archivi l’Archivio di Stato. Si dovevano trasferire sempre lì le biblioteche, la sede della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale (dentro il prestigioso Palazzo Farnese) e doveva sempre nascere là dentro la Casa del Pellegrino per iniziativa del Comune di Viterbo. 

Un’operazione che avrebbe permesso il recupero di una cubatura davvero importante nel cuore del centro storico, aiutandolo anche a rifiorire riportando uffici e fruitori dei vari servizi immaginati. Tutto finito lì, nella gloria fumosa di una conferenza stampa piena zeppa (come sempre accade) di promesse, belle parole, lungimiranti visioni. Poi non s’è visto il becco di un quattrino. Anzi, nessuno ha pensato di muovere un dito per investirci i fondi del PNRR. Infatti per il recupero dell’intero complesso è stata stimata una cifra intorno ai 26 milioni di euro. Quindi il Ministero ne ha messi certi 14 ma gli altri attori avrebbero dovuto fare dell’altro. 

A distanza di anni il complesso dell’ex ospedale è finito di nuovo nel dimenticatoio. Come se fosse possibile non accorgersi ogni giorno che nel centro storico c’è una ferita enorme, che contribuisce in maniera imponente a dare un’immagine degradata e decadente della città di Viterbo. Un vero e proprio danno d’immagine. Ma i danni di questa mancata operazioni sono molti e nei prossimi giorni andremo a raccontarli uno per uno, con buona pace della politica locale e romana che sull’ospedale degli Infermi si sono giocati la faccia dimostrando la propria inaffidabilità, inconcludenza, incapacità di fare cogliere al territorio le occasioni quando si presentano. E tutti i cittadini pagano le conseguenze. Ma in fondo è vera la riflessione che “ogni popolo ha la forma di governo che si merita”. Nel borgo della Cultura un mezzo busto di Joseph De Maistre, autore della frase, ci sarebbe stato bene. Invece dobbiamo accontentarci di guardare le foto della conferenza stampa delle bugie, quando venne raccontata una storia mai trasformata in realtà. 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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