“È viva… la scuola”, il blog degli alunni e dei prof
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - Il diario di bordo di un paese in quarantena ideato dalla cooperativa Gli Aquiloni e da Juppiter che, con i loro educatori, continuano laboratori virtuali e attività a distanza per ragazzi.

VITERBO – Il diario di bordo di un paese in quarantena ideato dalla cooperativa Gli Aquiloni e da Juppiter che, con i loro educatori, continuano laboratori virtuali e attività a distanza per ragazzi.

La sveglia che suona impazzita non cambia mai. Tutto il resto, invece, è un po’ meno chiassoso: niente campanella né caos a ricreazione. La scuola, però, è rimasta, con la stessa voglia di sentirsi classe. La si respira tra le pagine di “È viva… la scuola”, il blog pensato dalla cooperativa Gli aquiloni, in collaborazione con Juppiter.

Un diario di bordo collettivo, consultabile sul sito della cooperativa (questo il link: http://www.cooperativagliaquiloni.it/category/e-viva-la-scuola/) aperto agli istituti viterbesi e non, per raccogliere mesi di testimonianze su una quotidianità stravolta dal Coronavirus.

Pagine che raccontano quanto sembri difficile mettersi in gioco, finché non si comincia: “I ragazzi speciali hanno sempre speciali risorse che non immaginavamo”, scrive Alfrida Paganelli, insegnante di sostegno al “Tommaso Silvestri” di Trevignano Romano. Sara, invece, studia all’istituto Monaci di Soriano e pensa che, se il Covid potesse parlare, vedrebbe il bicchiere mezzo pieno: “Questa mia brutta esperienza vi ha portato dolore – fa dire al virus in un tema, come fosse una persona – ma vi ha fatto aprire gli occhi e vi unirà”.

Di sicuro c’è da imparare per tutti, insegnanti compresi, costretti a una full immersion digitale a cui molti non erano abituati. “Dal calamaio alla videoconferenza”, scrive Luciana Vergaro, prof del Merlini che, dal ’58, ne ha cresciuti di studenti da dietro una cattedra. Boom economico, anni di piombo, stragi di mafia: mai la scuola si è fermata; sempre ha attraversato la storia e resistito. 

“Noi le diamo una mano facendo quello che sappiamo fare: gli educatori – spiega il presidente di Juppiter Salvatore Regoli -. Il blog è solo uno dei tentativi attraverso i quali cerchiamo di ascoltare una comunità che, ora più che mai, ha bisogno di esprimersi. Ma anche prima dell’emergenza cercavamo di dare voce a questi universi che sono i ragazzi, al di là dei voti e dei compiti in classe”.

Non a caso Juppiter è tra i promotori di un appello alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina per un’alleanza tra il mondo della scuola e il terzo settore: l’educazione affiancata alla didattica per un ulteriore sostegno alla crescita dei giovani. Lungo l’elenco dei firmatari, provenienti da ogni parte d’Italia: dalla Fondazione Exodus di don Mazzi, tra i promotori insieme a Juppiter, a una serie di scuole e agenzie educative anche di livello nazionale, come la Comunità di Sant’Egidio e Educatori senza frontiere.

I progetti che Juppiter e cooperativa Gli Aquiloni avevano avviato in collaborazione a inizio anno scolastico sono proseguiti anche nei giorni dell’emergenza, seppure in versione virtuale. Uno è “Il filo degli Aquiloni”, con l’istituto Agosti di Bagnoregio, per lavorare sulle fragilità dei ragazzi, insegnare loro a farle emergere e non averne paura.
Poi ci sono i percorsi di sostegno allo studio, per telefono e videochat: all’istituto Fantappié di Viterbo, per esempio, l’associazione sta accompagnando i ragazzi della terza media al loro primo esame importante.

Infine i laboratori online con l’istituto omnicomprensivo di Orte, per arginare il disagio attraverso l’educazione a una vita sana, la musica, la scrittura creativa, l’integrazione insegnando l’italiano.

“La primaria di Orte Scalo – scrive la maestra Roberta Castri sul blog degli Aquiloni – è una scuola a colori: bambini di circa 45 nazionalità diverse, con un 30% di stranieri che arrivano da svariate parti del mondo”. Iniziative che sono diventate come un raccoglitore di emozioni in quarantena: Juppiter sta pensando di farne un docufilm. Le interviste su Zoom, sostituite agli incontri di persona, sono servite ai ragazzi da valvola di sfogo per elaborare l’isolamento e renderlo più sopportabile, anche solo parlandone insieme. La missione degli educatori, del resto, è questa: un
mestiere “bellissimo”, secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli, che “significa tirare fuori e non imporre, come spesso si crede”.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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