
ROMA – Nicola Zingaretti oscilla pericolosamente. La mozione di sfiducia con cui tutti pensavano di fare una prova di forza ma niente di più è in realtà fuori controllo. Così a otto mesi dal voto che ha consegnato alla storia la riconferma, per la prima volta, del presidente uscente tutto potrebbe finire.
I palazzi della politica romana sono in fermento. La questione, che pareva un giocarello, è grossa davvero. Si parla del 13 dicembre, un giovedì che rischia di essere nero per il governatore, come possibile data del voto sulla mozione di sfiducia. Tutti, nell’immediatezza del gesto, pensavano che tanto Zinga sarebbe stato salvato dalle mani dei due consiglieri di centrodestra confluiti nel gruppo misto.
Ma le cose potrebbero prendere una piega diversa e in questi giorni tutti stanno sbarrando gli occhi su una realtà che rischia di mostrarsi con un volto diverso, imprevisto. Il Fatto Quotidiano in queste ore ha zoommato proprio sui due del gruppo misto. Raccontando un Cangemi non così allineato come si pensava al momento della presentazione della mozione di sfiducia. Si parla di un Cangemi pronto a votarla, prospettando un suo accordo con Tajani in tale direzione. Di Cavallari invece si racconta di contatti serrati con Matteo Salvini per un rientro in Lega. E sempre la Lega starebbe esercitando attrazioni forti su Pirozzi, uomo nelle grazie del Carroccio già a marzo.
L’altro fronte che alla vigilia della presentazione della mozione da parte dei capigruppo del centrodestra era dato come argine a sostegno di Zingaretti è quello dei Cinque Stelle. E’ sempre Il Fatto Quotidiano a rivelare di un dialogo aperto tra la capogruppo Roberta Lombardi e il leader del partito Luigi Di Maio per avere, in caso di caduta anticipata della Regione, una “dispensa speciale” di tutti gli eletti per andare oltre al secondo mandato e quindi potersi ricandidare in blocco. E a Di Maio la proiezione della caduta di Zingaretti interesserebbe per spezzare la voglia di asse col Pd che nutrirebbero alcuni dei suoi vicini al presidente della Camera Roberto Fico.
E a giocare un ruolo potrebbe entrare anche la corsa per la segreteria del Pd ingaggiata da Zingaretti. Con la tentazione anche in casa Dem di fare lo sgambetto. Da Fratelli d’Italia parole d’entusiasmo rilasciate a Roma Today dal capogruppo in Regione Fabrizio Ghera: “Con la mozione abbiamo colto nel segno, dando una scossa alla Regione Lazio”.
In un’intervista rilasciata al quotidiano romano Ghera conclude: “Confidiamo di fare un regalo di Natale ai cittadini del Lazio, per Zingaretti al massimo ci sarà il carbone della Befana”. Certo è che il quadro politico di oggi è profondamente mutato rispetto al voto del 4 marzo e di questo tutte le forze politiche sono consapevoli e per i due del gruppo misto, impegnati nel tentativo di rientrare in Forza Italia e Lega, sarebbe poco opportuno ricoprire il ruolo dei salvatori del Partito Democratico.


















