
VITERBO – “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”
Quello che avete letto è l’articolo 42 della costituzione e, come avrete capito, è l’articolo che garantisce la proprietà privata in Italia. Capita spesso che venga messo in discussione dando adito a ovvie proteste. Insomma, con ragione, a nessuno piace che gli venga toccato ciò che è suo. Ma teniamo ben presente quel “funzione sociale”. Cosa potrebbe succedere se questa funzione sociale venisse a mancare?
Ieri abbiamo pubblicato un breve video dove abbiamo portato al dibattito pubblico la presenza di un rudere molto grosso tra Via San Bonaventura, Via Campoboio e Via Santoro. Sembra che questo rudere versi in pessime condizioni, parzialmente crollato e che sia diventato con il tempo casa di numerosi animali se non di senzatetto. Cosa dovrebbe e potrebbe fare il comune in questo caso?
Di seguito alcune riflessioni:
Presso il comune di Milano l’articolo 42 della costituzione è stato chiamato in causa quando nel Regolamento Edilizio del Comune (clicca qui per leggerlo) è apparso l’articolo 12. Questo singolare articolo permette al comune di imporre la propria volontà su quegli immobili ritenuti abbandonati, ovvero in disuso per almeno il 90% della superficie e da almeno 5 anni. Nel caso in un immobile si venisse a verificare questa evenienza, e il fabbricato risultasse pericolante e/o insalubre, il comune può intervenire richiedendo, entro 90 giorni, un progetto preliminare per i lavori di sistemazione. Decorso il tempo massimo sono previste in un primo momento la presa in carico dei lavori da parte del Comune, con conseguenti sanzioni, e in un secondo momento la restituzione dell’immobile alla pubblica utilità.
Discorso molto simile è stato portato avanti, a partire dal 2016, dal movimento 5 stelle, per un piano di autorecupero, questa volta su scala nazionale (clicca qui per leggerlo). In questo è prevista per il proprietario la possibilità di ristrutturazione gratuita in cambio di un comodato d’uso temporaneo per chi si è occupato dei lavori, o comunque formule vantaggiose, quantomeno sulla carta, per entrambe le parti.
Abbiamo controllato tra i regolamenti del Comune di Viterbo e non sembra esserci qualcosa di simile ma potrebbe esserci sfuggito, quindi chiederemo lumi a chi di dovere.
Ma è necessario fare un ragionamento conclusivo, perché, per quanto la situazione possa sembrare semplice, in realtà non lo è. Immaginiamo di metterci nei panni di un ereditiere, non per questo necessariamente benestante, il quale, oltre a ritrovarsi tra le mani un rudere, deve anche sobbarcarsi le varie tasse conseguenti al possesso di un immobile. Il suddetto ereditiere si ritroverebbe improvvisamente “cornuto e mazziato” in quanto obbligato a doversi occupare anche di lavori di recupero che non può permettersi. A quel punto un’eventuale vendita potrebbe non andare a buon fine e un esproprio potrebbe essere il passo succesivo. Ma siamo sicuri che poi la patata bollente non rischierebbe di passare dal privato al Comune, anche esso non in grado, senza l’aiuto dello Stato, di sistemare l’immobile?
In ogni caso non è giusto continuare ad edificare senza sosta senza recuperare ciò che già esiste, soprattutto in una città come Viterbo dove la natalità è ferma. Non è giusto che l’abbandono di immobili avvenga in centro, dove la bellezza architettonica dovrebbe far fronte alla scomodità. Non è giusto che in un momento di crisi economica ed emergenza abitativa questi spazi rimangano a marcire.
Chiediamo a voi, possessori di immobili e non, qual è la vostra opinione a riguardo?
https://www.facebook.com/lafuneviterbo/videos/2259007317691507/




















