E' Natale, Ferento apre per dieci giorni consecutivi grazie ad Archeotuscia
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Ferento apre, per dieci giorni consecutivi. L'antico sito archeologico, da oltre due anni e mezzo visitabile grazie all'impegno dei volontari dell'associazione culturale Archeotuscia di Viterbo, sarà visitabile in occasione del lungo ''ponte'' dell'Immacolata. 

Ferento apre, per dieci giorni consecutivi. L’antico sito archeologico, da oltre due anni e mezzo visitabile grazie all’impegno dei volontari dell’associazione culturale Archeotuscia di Viterbo, sarà visitabile in occasione del lungo ”ponte” dell’Immacolata. 

L’accesso all’area, raggiungibile dal bivio sulla Strada Teverina (6 chilometri da Viterbo), sarà possibile da questo venerdì primo dicembre a domenica 10 dalle ore 10 al tramonto. I volontari provvedono, come sempre, ad accompagnare i visitatori.

L’area sulla quale si estendeva la ”spendissima città di Ferento”, in epoca romana e poi medievale, è di trenta ettari. Al momento è possibile visitare una parziale, ma significativa zona comprendente, oltre il famoso teatro, l’antico impianto termale, i resti della ”domus” che aveva ben ventuno stanze e un tratto del decumano. La città di Ferento, infatti, era attraversata dalla via publica Ferentiensis, un’arteria trasversale che collegava la via Cassia con la valle del Tevere e che, passando per l’antico sito, ne costituiva, appunto, il decumanus maximus.

La città di Ferento, distrutta dai viterbesi nel 1172, è anche famosa per aver dato i natali all’imperatore Marco Salvio Otone, che regnò nel 69 d.C., nonché a Flavia Domitilla, la moglie dell’imperatore Vespasiano e madre di Flavia Domitilla Minore, Tito e Domiziano, entrambi imperatori di Roma.

Prosegue, dunque, l’impegno dell’associazione Archedotuscia, insieme a Comune, Soprintendenza dell’Etruria Meridionale e la Famiglia Vergati, proprietaria dell’area, che è quello di riportare il sito al suo antico splendore.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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