

VITERBO – È morto Mario Ramundo, in molti che lo hanno conosciuto a Viterbo lo piangono. Se ne è andato in silenzio, questo venerdì 15 novembre. A diffondere la notizia è il Teatro Unione, con cui lavorava. Ha fatto seguito una nota dell’assessore alla Cultura Alfonso Antoniozzi.
I funerali si terranno domani, 16 novembre, alle ore 14:30, nella Chiesa di San Leonardo Murialdo.
“Tutto il personale del Teatro dell’Unione esprime profonda commozione per la scomparsa del nostro amico e collega Mario Ramundo. Nella giornata di sabato il teatro resterà chiuso per permettere al personale di partecipare alle esequie.
Le leggi del nostro mondo impongono che lo spettacolo debba continuare, e lo spettacolo di questa sera andrà regolarmente in scena. Ci stringeremo nel suo ricordo, immaginandolo come sempre in cima alle scale del II ordine, ad attendere il pubblico, con le mani dietro la schiena ed il suo immancabile sorriso. Ciao Mario. A Viterbo mancherà tantissimo una persona bella come te”. La nota del teatro cittadino.
“È con profonda tristezza che apprendo della scomparsa di Mario Ramundo, la cui disponibilità, gentilezza, competenza e dedizione hanno costituito per lungo tempo un valore aggiunto per il nostro Teatro dell’Unione. Il suo sorriso e la sua passione per il teatro accompagneranno sempre i ricordi di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare al suo fianco.
In questo difficile momento esprimo le mie più sincere condoglianze alla famiglia, agli amici e colleghi e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo Addio Mario, e grazie”. Queste le parole dell’assessore Antoniozzi.
La notizia della morte di Marietto ci colpisce profondamente. Chi scrive ha vissuto con Marietto, tutti lo abbiamo sempre chiamato così, la storia di due giornali locali: Nuovo Viterbo Oggi e L’Opinione. Eravamo insieme in redazione con Mario, io a cercare di scrivere e imparare un mestiere lui a impaginare e a dare risalto al lavoro mio e degli altri colleghi.
Marietto era anche l’incaricato all’invio delle pagine in tipografia, così spesso era costretto a fare tardi perché eravamo “andati lunghi”. Proprio nelle redazioni di Nuovo Viterbo Oggi e L’Opinione siamo diventati amici, un rapporto che è sempre rimasto vivo. Non ci vedevamo spesso ma ogni volta che sono andato all’Unione negli ultimi anni era una festa rivederci. Lo sentivo “esplodere”, come sapeva fare lui, in un saluto che mi arrivava da sopra alle scale dove era impegnato nel suo lavoro di assistente di sala. Ogni volta un abbraccio ma quello di Marietto era particolare perché prima te lo dava con gli occhi.
Se ne va una persona che ha contribuito, con il suo lavoro, all’esistenza di pezzi storici del giornalismo viterbese. Ricordo con profondo affetto i momenti trascorsi in redazione, le pause sigaretta condivise e le storie che mi ha raccontato, aiutandomi a comprendere diverse dinamiche della città che da giovane aspirante giornalista ignoravo.
Caro Mario, è stato bello averti conosciuto.

















