È il giorno di Ognissanti, dedicato alla memoria delle persone scomparse
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Nella Tuscia cimiteri aperti per tutto il giorno senza interruzioni per permettere a tutti di portare un pensiero sulle tombe dei propri cari

Una giornata dedicata al ricordo di chi non c’è più, alla memoria delle persone scomparse. Come da tradizione, infatti, durante il giorno di Ognissanti ci si reca nei cimiteri per salutare i cari estinti e portare un pensiero sulle tombe dei propri cari. Per quest’occasione i cimiteri rimarranno aperti dalle 7.30 di questa mattina, fino alle 17 del pomeriggio. 

Vista l’alta concentrazione di persone previste per la giornata di oggi, inoltre, ogni Comune ha predisposto dei servizi di vigilanza del traffico nei cimiteri. A Viterbo, nel cimitero di San Lazzaro, per l’occasione sono sospesi i permessi per l’ingresso delle auto, mentre viene messa a disposizione una navetta che sarà possibile prenotare all’ingresso del cimitero monumentale.

Anche nella giornata di domani alte iniziative in ricordo dei defunti. Nella chiesa del cimitero viterbese, infatti, alle 16 il vescovo Fumagalli celebrerà una messa con i parroci della città in ricordo delle persone scomparse.

Le origini di questa festa si perdono nella storia. Le prime testimonianze della commemorazione dei martiri arrivano dal IV secolo, mentre la scelta del primo novembre come giorno per ricordare i defunti è da attribuire a Papa Gregorio III, che all’inizio del VIII secolo la spostò dal 13 maggio per farla coincidere con il Samhain, un’antica festa celtica del nuovo anno.

Già ai tempi di Carlo Magno, la festività novembrina era diffusamente celebrata e, nell’853, venne istituita ufficialmente sul calendario con un decreto del re franco Luigi il Pio su richiesta di Papa Gregorio IV che la estese così a tutta la Chiesa con l’eccezione degli Ortodossi che, ancora oggi, celebrano la festa di Ognissanti in primavera, la domenica successiva il giorno delle Pentecoste.

L’usanza di commemorare i defunti nel giorno successivo alla Festa di Ognissanti risale invece al 998 e viene attribuita all’abate Odilone di Cluny che, dalla Francia, diffuse poi questa abitudine nell’Europa cristiana e poi a Roma. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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