"Dovete tagliare l'erba nei parchi". Viaggio della disperazione tra Murialdo-Pila e Barco
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La fumata è bianca. "Dai andiamo a casa che vediamo il Papa. Poi diciamo una preghiera per i parchi di Viterbo. Magari qualche angelo del Signore verrà a pulirli, perché se aspettiamo che ci pensi "il Panzer" ci tocca andare a giocare a Grotte Santo Stefano. Ah no, anche lì è comune di Viterbo". 

VITERBO – Non ci siamo. Troppi parchi della città di Viterbo sono inutilizzabili. L’erba è talmente alta da coprire i giochi per i più piccoli e l’incuria e l’abbandono dominano la situazione.

Le segnalazioni alla redazione de La Fune “fioccano”. Mamme e papà, ma anche nonni e persone con qualche sensibilità indignate. “Passano i sindaci ma la mentalità di non fare nulla per i piccoli viterbesi rimane”, ci scrive un accanito lettore. “Questa è una vera e propria mancanza di rispetto verso i bambini di questa città”, le parole di una mamma indignata. “E avete anche il coraggio di chiamarlo “Panzer” questo Martinengo”, scrive un lettore che se la prende con noi de La Fune perché riteniamo che l’assessore possa fare bene.

Prendiamo “un piccoletto” di casa per mano e andiamo nel quadrante Murialdo-Pila-Barco. Promettiamo qualche ora al parco proprio mentre sta per arrivare una nuova fumata dalla Sistina. Auricolare in un orecchio, l’altro libero per parlare di “draghi” e “fate” e rispondere anche a qualche domanda su quei “signori vestiti di rosso”.

Parcheggio della Coop, attraversamento su strisce pedonali. “Cavolo, ma qui non c’erano i giardinetti?”. Ce lo domandiamo un po’ smarriti. Il piccoletto già inizia a imbronciarsi e da Vatican News montano l’attesa. L’erba ha coperto tutto e i giochi sono ridotti una chiavica. Abbraccio al piccoletto, una pacca sulle spalle di incoraggiamento e via si parte verso un altro parco. Tra noi ci diciamo che sarà un caso, magari non sono ancora riusciti a tagliere l’erba, dopotutto “il Panzer” avrà fatto bene da qualche parte e magari qui gli è sfuggito. Capita anche ai migliori.

Tappa sui giardinetti di via Cattaneo. Posto auto introvabile e facciamo un paio di giri. Visto di sfuggita anche questo parco non promette bene. Scendiamo, entriamo. Il piccoletto ci afferra la gamba. Tre-quattro cani scorrazzano senza guinzaglio (e ovviamente senza museruola) nel parco. Dopo che tutta la città parla del pitbull che ha ucciso un altro cane i bambini, che sono spugne, avranno anche diritto a sviluppare qualche fobia. I cani sbucano dall’erba, alta quasi un metro in alcuni punti. “Idea: potremmo giocare a nascondino tra i verdi ciuffi”.

Il broncio peggiora. “Panzer dove sei?! Ti prego sbuca fuori, come i supereroi, con decespugliatore in spalla e metti giudizio a quest’erba. Noi abbiamo creduto in te e tu ora ci lasci, in piena primavera, con ben due parchi inutilizzabili?”. Facciamo però ancora in tempo a vedere un paio di belle scene di degrado che vengono dalle panchine. Abbiamo chiesto alla sindaca, sempre attraverso questo santo giornale, di fare un’ordinanza per vietare di bere birra e fumare sigarette nei parchi. Qui sono andati oltre, si fanno le canne e non quelle da pesca.

Beh dopotutto siamo nel parco dove qualche settimana fa, a pochi passi da una scuola, hanno beccato una gentile donna che spacciava eroina. Ci sta quindi.

Di nuovo in macchina, piccoletto ingestibile, confidiamo nel Panzer Martinengo e ci spingiamo al giardino di via Monti Cimini dietro alla Lidl (per par condicio facciamo pubblicità a tutti i supermercati). Qui il pianto non è più arrestabile. Piccolo ma mica scemo e così il bambino con noi scoppia a piangere: “non si può giocare”. Lo capisce anche un bambino. Non lo capisce il “Panzer” né la sindaca. Ci balena anche un’idea: “basta, mi candido io a sindaco. Hanno rotto, almeno i parchi li terrei bene a costo di pulirli io stesso col decespugliatore”. Poi ci ricordiamo che fanno tutti così, come dice Rino Gaetano “partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”. Anche il “Panzer” è così. Non vorrei fare la stessa fine. Anche lui non riesce a tenere i parchi puliti, neanche lui imbraccia il decespugliatore per una soluzione estrema, anche lui se ne frega dei bambini viterbesi che piangono perché non hanno un parco dove giocare in ben tre quartieri (ma probabilmente anche nel resto della città la situazione è quella descritta). La fumata è bianca. “Dai andiamo a casa che vediamo il Papa. Poi diciamo una preghiera per i parchi di Viterbo. Magari qualche angelo del Signore verrà a pulirli, perché se aspettiamo che ci pensi “il Panzer” ci tocca andare a giocare a Grotte Santo Stefano. Ah no, anche lì è comune di Viterbo”.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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