

BOLSENA – Divenuto ormai appuntamento estivo, la Notte Bianca si rinnova con la stessa cura di un rito condiviso. Il 13 agosto, non si può mancare, non di deve mancare all’appuntamento che celebra la bellezza e la tradizione del nostro territorio. Il centro storico si trasforma per una sera in un grande racconto a cielo aperto, le tradizioni antiche incontrano linguaggi contemporanei, creando un intreccio vivo di emozioni e bellezza.
Dalle ore 18 in poi, la città si apre come un libro sotto le stelle: ogni via diventa racconto, ogni angolo una pagina da sfogliare con lentezza. Definirla solo Notte Bianca sarebbe riduttivo. È piuttosto un incontro intimo tra passato e presente, un abbraccio tra tradizioni popolari e nuova creatività, tra la solennità della fede e l’estro dell’arte di strada.
Il cuore antico di Bolsena si trasforma: Palazzo del Drago, Palazzo Monaldeschi, le Catacombe di Santa Cristina, il Museo Territoriale aprono le loro porte e raccontano ad alta voce, grazie anche alle visite guidate di Maria Pace Guidotti e del prof. Marcello Moscini. La mostra “Le memorie dell’acqua”, con i reperti del Gran Carro, diventa una sorta di specchio che riflette la profondità del tempo, e ci ricorda quanto la bellezza vera sappia essere silenziosa e potente.
E poi c’è la musica. Che non arriva tutta insieme, ma ti raggiunge piano, in punti diversi del cammino: le lavandaie che cantano la “lavata” accanto al vecchio lavatoio, come in un film di un’altra epoca; il trio Manifé, che suona come se cercasse l’anima delle cose; Pietro Paolacci, da solo, con la sua voce e la sua energia, nella piazzetta di San Rocco; la Zastava Orkestar, banda balcanica itinerante che è puro movimento, gioia che scoppia come una scintilla.

Ma la notte non è solo arte e musica. È anche spiritualità. Ecco allora la processione d’apertura, solenne e poetica, che intreccia le radici profonde della Tuscia: il corteo storico di Bolsena, i Pugnaloni di Acquapendente, i mini facchini di Santa Rosa, gli sbandieratori. Segni vivi di un’eredità che non si è mai persa.
Davanti alla chiesa di Santa Cristina, si andranno a toccare i cuori dei presenti, e non solo credenti, con note musicale che anticipano l’accensione della Mini Macchina di Santa Rosa.
E ancora arte, gusto, dettagli che fanno atmosfera: negozi aperti, street food, mostre estemporanee, un tattoo walk-in per chi vuole portarsi via un frammento di notte sulla pelle, e il Bibliobus per far sognare anche i più piccoli. Fino alla chiusura in Piazza Matteotti, con il DJ set di Alberto Damieto e Donato Cannone Live Sax, e lo spettacolo visivo La Luna Bianca, accompagnato dalla voce magnetica di Moà (Martina Maggi): una giovane artista che sa trasformare le emozioni in luce.
Dietro tutto questo, c’è un lavoro corale. C’è il sostegno di Regione Lazio, Comune di Bolsena, Pro Loco, Visit Bolsena, il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, TusciaLove e molte altre realtà che credono in questa notte, e la fanno crescere.

















