“Dopo il Covid-19 si rischia un’ondata di patologie psicologiche e psichiatriche”
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VITERBO - Filippo Mario Perazzoni, segretario dell'area lord Lazio di Nursing up, chiede più attenzione verso il servizio psichiatrico diagnosi e cura.

VITERBO – Filippo Mario Perazzoni, segretario dell’area lord Lazio di Nursing up, interviene per chiedere maggiore attenzione verso il servizio psichiatrico che, a causa dell’ emergenza Covid, rischia di essere sommerso da un’ondata di patologie psicologiche e psichiatriche.

Che fine ha fatto la salute mentale a Viterbo? Triste storia dello spostamento di un Spdc.

Dopo il Covid-19 un’altra e più devastante crisi sanitaria sta per esplodere, probabilmente ancora più grave perché sottile e nascosta: l’ondata di patologie psicologiche e psichiatriche. La lunga quarantena, la solitudine e l’isolamento, i problemi economici, i lutti e lo smembramento delle famiglie hanno acuito le difficoltà della nostra società, andando a colpire in maniera ancor maggiore quella parte fragile della popolazione che già era in difficoltà.

Le maggiori società scientifiche italiane e mondiali hanno avvertito da mesi dell’incipiente rischio di uno tsunami psicopatologico, che inonderà il già precario sistema sanitario nazionale. I primi risultati sono sulle pagine dei quotidiani e sui siti della agenzie di stampa di questi giorni, con numerosi suicidi e ricoveri in Tso che hanno saturato i reparti psichiatrici italiani.

Il problema, che appare grave a livello nazionale, lo è ancora più per la salute mentale della provincia di Viterbo: anni di politiche di tagli e di poca attenzione alle fasce più deboli hanno depauperato enormente il già carente Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Viterbo. I pochi psicologi e psichiatri, i pochissimi infermieri ed assistenti sociali ed i rari tecnici della riabilitazione psichiatrica stanno cercando di fare da argine con le scarse risorse che possiedono, ultimi fra gli ultimi: i centri di salute mentale, durante la quarantena, non hanno mai smesso di lavorare, visitando i pazienti in emergenza e mettendo a rischio la loro incolumità per il bene di tutta la popolazione.

Nell’ultimo mese, a peggiorare ulteriormente la situazione, è purtroppo avvenuto lo scellerato spostamento del reparto psichiatrico Spdc dall’ospedale di Belcolle (solo otto posti) a quello di Montefiascone (da otto portato a quattro posti). Se prima, viste le più volte segnalate criticità del fatiscente reparto, era difficile che un paziente venisse curato con dignità ed in sicurezza, adesso è sicuramente impossibile.

Il servizio psichiatrico diagnosi e cura di Montefiascone, seppur nuovissimo e splendente, è troppo piccolo, severamente sottodimensionato rispetto alle esigenze, avendo soltanto quattro posti letto. Il corridoio è strettissimo, il giardinetto piccolo e scarsamente protetto, gli operatori sono accalcati in due stanze ed i pazienti in altre due. Il tutto, inoltre, è troppo lontano dalle nevralgiche necessità dell’ospedale di Belcolle: i pazienti sono a forte rischio medico, vista l’assenza di una qualunque articolazione ospedaliera. Manca la rianimazione ed il reparto di cardiologia, manca un vero pronto soccorso, mancano la Tac, la risonanza magnetica e tutte le tecnologie di supporto ad un reparto d’urgenza che si voglia considerare tale.

Considerando che la regione Lazio ha indicato, per il bacino di utenza della provincia, la possibilità di aprire sino a 30 posti letto (in due reparti da 15) appare evidente anche al cittadino più digiuno di psichiatria la gravità della situazione attuale. Le nefaste conseguenze si stanno rivolgendo anche alla assistenza psichiatrica dell’ospedale di Belcolle, con il pronto soccorso pieno di pazienti in attesa di trovare un posto letto in psichiatria, parcheggiati per ore, addirittura giorni.

Ci chiediamo se veramente è risultato impossibile trovare un reparto più adatto negli enormi corridoi e padiglioni di Belcolle oppure se è stato più semplice spostare i pazienti psichiatrici, quelli che fanno meno clamore, quelli peggio rappresentati, quelli che non vanno a votare. Che fine hanno fatto i politici viterbesi? Perché si appendono le medaglie al petto per altre meritevoli iniziative sanitarie e dimenticano le famiglie ed i pazienti con problemi psichici? Parafrasando un celebre motto: “Triste è quella provincia che ha bisogno di operatori della salute mentale che siano costretti a fare gli eroi”.

In considerazione che alla data odierna nulla è stato fatto, chiediamo, vista la urgenza creatasi, che immediatamente vi sia: il ritorno del reparto Spdc e del day hospital psichiatrico afferente, al presidio di Belcolle (ospedale Dea) con le caratteristiche di come dispone la normativa in atto; l’assegnazione urgente dei 15 posti letto stabiliti nell’ultimo atto aziendale e mai riconosciuti. La normativa regionale/nazionale stabilisce 1 posto letto ogni 10.000 abitanti (quindi nella nostra Provincia dovrebbe avere n°30 posti letto a monte dei 320.000 abitanti); il potenziamento dell’organico assegnato con l’inserimento anche, della figura del Terapista della riabilitazione.

Per i Csm: il varo definitivo dei Distretti Psichiatrici A-B-C con il riconoscimento per ognuna, di una sola sede distrettuale aperta sulle 12 ore con la presenza di una equipe multidisciplinare per le emergenze (attualmente sono presenti ben 5 Sedi periferiche con ben 5 équipe multidisciplinari). Ciò crea un utilizzo improprio di personale in attesa per le emergenze, che potrebbe essere impiegato per un aumento delle attività domiciliari.

Per i Nas: un controllo sulle strutture, sul numero degli operatori, sul numero dei posti letto secondo le normative regionali.

Riteniamo opportuno un intervento delle cariche pubbliche in indirizzo, atto a risollevare la psichiatria nella nostra provincia.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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