Dopo Enerpetroli anche altre imprese potrebbero uscire dalla Fondazione Caffeina
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Enerpetroli è fuori da Caffeina, ma potrebbe non essere il solo. Caffeina paga così lo scotto di una eccessiva esposizione politica del suo fondatore e del movimento da lui creato Viva Viterbo.

Enerpetroli è fuori, Carlo Alibrandi ha detto basta. È la notizia lanciata ieri da Tusciaweb con l’intervista all’imprenditore che se ne è andato criticando “le tinte politiche troppo evidenti” assunte dalla governance di Caffeina. Dichiarazioni molto dure che confermano quanto già denunciato da molte parti. Ma un’altra notizia, che aggiungiamo, è che Alibrandi potrebbe non essere il solo ad abbandonare la manifestazione.

“La governance di Caffeina – ha dichiarato – ha ormai assunto tinte politiche troppo evidenti. I soci fondatori sono degradati a dei semplici spettatori, non è chiaro chi sia il proprietario del marchio: un giorno nella disponibilità della fondazione, il giorno dopo di esclusiva proprietà dei due soci promotori”.

Una posizione che rispecchia, da quanto ci risulta, il sentimento di altri soci fondatori del Festival estivo, che paga così l’eccessiva esposizione mediatica di Filippo Rossi, ex candidato sindaco e consigliere comunale della forza di governo cittadina Viva Viterbo.

E così se da un lato la manifestazione sembra poter far scopa di finanziamenti comunali con iniziative (come Jubilate e Caffeina) sostenute dal Comune in maniera consistente, dall’altro potrebbe perdere il sostegno dei privati: uno dei cuori portanti della Fondazione.

Questo, unito alla crisi latente del Comune di Viterbo che nelle peggiori delle ipotesi potrebbe portare ad un voto anticipato e il cambio di colore politico a Palazzo dei Priori, rende sempre più concreto il rischio di vedere crollare Caffeina, considerata ormai vittima dell’attivismo politico del suo massimo esponente.

Sicuramente parte della città continuerà a sostenere la manifestazione, come hanno fatto le Terme dei Papi con la promessa di 100.000€ in 5 anni, ma come dimostra l’uscita di Enerpetroli, la posizione di Filippo Rossi e del suo fidato assessore Giacomo Barelli in giunta (e in generale di Viva Viterbo nel Palazzo) rischia di danneggiare mortalmente il Festival.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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