Dopo 33 anni si conclude l’esperienza di “San Pellegrino in Fiore”
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VITERBO – Al suo posto nascerà “Viterbo in Fiore”. I particolari di questa nuova creatura però sono tutti da scoprire.

VITERBO –  Dopo 33 anni di attività, chiude San Pellegrino in Fiore. Nei giorni scorsi Armando Malè ed il suo gruppo hanno comunicato a Giovanni Arena l’intenzione ufficiale di recedere dalla convenzione che li lega all’amministrazione comunale.

 Nonostante l’ importante contributo di 50 mila euro da parte di Palazzo dei Priori, fortissime erano state le polemiche sulle ultime edizioni non ritenute all’altezza delle aspettative, compresa una proroga finanziata e mai attuata da parte degli organizzatori.

A questo punto le strade si dividono, ed a meno di clamorosi colpi di scena, la giunta Arena darà vita ad una manifestazione del tutto diversa che ha già un nome: Viterbo in Fiore. I particolari di questa nuova creatura però sono tutti da scoprire.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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