Don Franco Magalotti è tornato alla Casa del Padre
Don Franco Malagotto
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Le esequie, presiedute dal vescovo Orazio Francesco, si terranno domani 23 maggio alle ore 15.00 presso la chiesa di S. Maria della Salute di Valentano.

VITERBO – Nelle prime ore di questa mattina, giovedì 22 maggio, è deceduto, presso l’ospedale “Santa Rosa” di Viterbo, don Franco Magalotti, già parroco di Capodimonte. Le esequie, presiedute dal vescovo Orazio Francesco, si terranno domani 23 maggio alle ore 15.00 presso la chiesa di S. Maria della Salute di Valentano.

“Alla notizia della morte di don Franco il pensiero è corso immediatamente al Sl 126 che, nel descrivere il ritorno degli esiliati del popolo di Israele in patria, dice che la loro bocca si aprì al sorriso e la loro lingua si sciolse in canti di gioia – scrive don Luigi Fabbri-. Immaginiamo sia stato così anche per don Franco, ora che è giunto nella patria del cielo dopo questo esilio terreno. Per tutta la vita la sua bocca si è aperta al sorriso, un sorriso che rimarrà impresso nei nostri cuori, come segno di una vita sacerdotale felice e di una umanità pienamente realizzata.
Don Franco è nato a Valentano il 20 Settembre del 1942 ed è stato ordinato sacerdote il 20 Luglio 1966, dopo gli studi al Seminario Barbarigo a Montefiascone e al Seminario Regionale a La Quercia.

Ha iniziato il suo ministero con l’entusiasmo che veniva dal Concilio Vaticano II appena terminato e che aveva messo nel cuore di tutti il desiderio di trovare vie nuove per l’annuncio del Vangelo.

Da qui la sua esperienza giovanile di “prete operaio”, che ha forgiato la sua persona e il suo ministero, rendendolo sensibile e attento al mondo del lavoro e alle tematiche della giustizia sociale.

La conoscenza e l’amicizia con Carlo Carretto hanno ispirato la vita di don Franci e il suo ministero sacerdotale, che ha svolto con generosità nei diversi incarichi che gli sono stati affidati a Capodimonte, a Grotte di Castro, a Villa Fontane, al Santuario del Crocifisso di Castro e, dal 2012, a Farnese, anche come Cappellano delle Monache Clarisse.

Significativa – dopo aver concluso il suo servizio come Parroco a Capodimonte nel 2008 – è la sua esperienza di vita eremitica, fatta di preghiera e lavoro, all’ “Eremo San Francesco” a Valentano, punto di riferimento per tanti che, nel silenzio e nella semplicità, hanno potuto tornare all’essenziale della fede nell’incontro con Dio.

Ora per Don Franco questo incontro si è compiuto in modo definitivo e a Dio lo affidiamo perché gli apra le porte del Paradiso. Scriveva Carlo Carretto: “Il Paradiso ha per me un significato se vado ad abitare con mio padre non con un essere che non conosco, che non conoscerò mai e che ha i gusti diversi dai miei, una lingua incomprensibile, un volto invisibile”.

Nei suoi 59 anni di vita sacerdotale, a don Franco il volto di Dio è diventato familiare e la sua lingua ben conosciuta, e ora che per sempre è andato ad “abitare con suo padre”, continui da lì a pregare per questa nostra Chiesa, che cammina nella luce del Cristo Risorto, nostra unica speranza”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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