
I dissidenti del Pd attaccano il segretario Calcagnini e la minoranza del gruppo, e tirano una stoccata a Michelini. In seguito alla linea politica imposta dall’Unione comunale e alle riunioni che hanno portato la maggioranza fioroniana nel partito, i cosiddetti dissidenti attaccano il segretario. Da un lato dunque c’è il partito, dall’altro gli eletti. Una distinzione sulla quale i dissidenti eletti (Volpi, Troncarelli, Frittelli, Mongiardo, Troili e Quintarelli in difesa di Serra), puntano molto punzecchiando lo stesso Calcagnini, coordinatore dell’Unione Comunale, perché candidato, ma non eletto alle ultime comunali.
“È semplicemente surreale – scrivono – che un organo di partito persegua il conflitto con l’espressione diretta maggioritaria degli elettori dello stesso, eletta e non nominata. In tal caso dovrebbe tale organismo farsi qualche domanda sulla propria rappresentatività ed autorevolezza. Così come è un’anomalia viterbese quella di un sindaco che bypassa il consiglio per andare a cercare conforto disciplinare altrove. È incredibile poi che un segretario, che gli elettori non hanno voluto si occupasse dell’amministrazione della città, voglia farsi portatore di tale prevaricazione, rivendicando così una potestà che invece per la via democratica universale gli è stata negata”.
Il ruolo del Partito poi viene messo in discussione per quanto concerne il potere contrattuale con il sindaco. “Non c’è scritto da nessuna parte che gli organi del partito si esprimano su quanti e quali assessori e/o che invadano l’autonomia amministrativa sancita dalle legge e dagli statuti, ivi compresa l’articolazione del consiglio comunale. Il vincolo giustamente riguarda programmi ed obiettivi. E mi pare sia su questo che ci siano opinioni a confronto. Sarebbe la prima volta questa che un organo del partito si esprime dettagliatamente in merito. Soprattutto all’insediamento dell’amministrazione ci si è ben guardati da tanto rigore e precisione”.
Nel resto della nota l’impegno a collaborare con gli altri esponenti democratici in merito alle “scelte programmatiche e gli indirizzi politici comuni. Farebbe bene farsi qualche domanda, e dare qualche risposta – concludono i dissidenti – sulla caduta libera delle adesioni al Pd in questa città (segno forse che tanti iscritti – due su tre – non sono poi così contenti). E già che c’è anche sull’immobilismo organizzativo e politico che la sua gestione, che non va oltre kermesse di corrente, bacchettate, richiami e cartellini rossi come fosse una partita di calcio”.

















