Dino Campana, poeta, pazzo, sul palco di Teatro Caffeina
Dino Campana
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Per i critici è il Rimbaud italiano: Vinicio Marchioni con “La più lunga ora” propone la storia di uno dei più controversi autori italiani.

VITERBO – Per Pierpaolo Pasolini i suoi scritti erano quelli di “un pazzo, un poeta selvaggio, un uomo colto”; il suo definitivo inserimento nell’olimpo dei poeti italiani si deve principalmente ad Eugenio Montale e a Mario Luzi, che ne hanno recuperato e promosso l’opera; per tutti lui era “il folle di Marradi”, paesino dove nacque nel 1885 prima di entrare, a soli 33 anni, definitivamente in manicomio.

Dino Campana era un uomo tumultuoso, affetto da incredibili e patologici sbalzi d’umore, capace di vette letterarie altissime e oscure profondità nell’arco di pochissimi minuti. Lo scrittore Marco Candida lo ha paragonato a
figure come Rimbaud, Nietzsche e Van Gogh: “Esistono autori – come ci ha insegnato il filosofo Karl Jaspers in uno dei suoi scritti più rilevanti e suggestivi dal titolo Genio e follia – nei quali mente e opera si saldano in uno stretto rapporto di circolarità. L’opera è innanzitutto una descrizione dei processi mentali dell’autore: una fotografia, un frammento di modalità di rappresentazione inafferrabili e del tutto singolari. E l’opera di Campana, in
questo senso, non delude”.

Fu malato da subito, fin dalla giovanissima età; un difficile rapporto con la famiglia e la madre non aiutarono la sua condizione: la famiglia gli propose di cambiare aria con un viaggio a Buenos Aires. Qualcuno dice che partì, altri che non si mosse mai dall’Italia. Per un anno Dino Campana amò Sibilla Aleramo, un amore irruento, passionale, sfortunato e finito dopo pochi mesi: era stata la Aleramo ad avvicinare Campana proprio avendo apprezzato il suo lavoro di poeta.

Dino nel 1917 aveva già da molti anni iniziato il suo girovagare partendo dalla natìa Marradi, provando a pubblicare i suoi “Canti orfici” a Firenze affidandoli al club delle “Giubbe Rosse”, storico locale fiorentino dove si riunivano
Giovanni Papini e Alderigo Soffici: gli consegno l’unico manoscritto del suo lavoro, che venne da subito ignorato e accantonato, andando perduto. Lavorò per mesi da solo e di notte pur di riscriverlo integro.

Nel 1918 a Campana venne diagnosticata una severa schizofrenia che lo costrinse ad essere internato di nuovo in manicomio, dove morì. Quest’uomo controverso, dolcissimo e tragico, sarà sabato 11 maggio alle 21 sul palco di
via Cavour a Viterbo con il volto e la voce di Vinicio Marchioni, uno dei più grandi attori italiani che è autore, regista e interprete della piéce che chiude la stagione 2018/2019 di Teatro Caffeina: “La più lunga ora – Ricordi di Dino Campana, Poeta, Pazzo”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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