

Per uno che ingaggia una vera e propria battaglia per conquistare la poltrona ce n’è un altro che combatte con altrettanta forza per mantenerla. Ma sono tutti uguali? No. Chi cerca di costruire un quadro politico più vicino alla situazione di forza reale chiede quello che gli appartiene, l’altro no. Ma alla gente in fondo interessa poco. E quanto sta accadendo in questi ultimi giorni a Palazzo dei Priori si traduce in sfiducia e scoramento verso la politica per l’uomo della strada.
Tutto perché mentre il palazzo litiga non si vede uno straccio di prospettiva concreta di sviluppo della città. Non emerge un’idea di cosa fare, di cosa diventare. Per lungo tempo abbiamo pensato che all’attuale amministrazione mancasse una capacità comunicativa. Nel senso che pensavamo che le cose venissero fatte, che ci fosse un progetto che stavano seguendo. Ma più passa il tempo e più emerge davanti ai nostri occhi un’altra realtà. Non c’è una catena di comando, manca un clima all’interno della maggioranza e della giunta.
Chi conosce l’ambiente sa perfettamente che è parlare male continuo gli uni degli altri. Questo perché la cosa che è stata messa al centro è il personalismo, la smania di ricoprire incarichi, di tagliare nastri e apparire. Tutto legittimo, ci mancherebbe, ma forse poco opportuno rispetto al tipo di politica che servirebbe in questo delicato periodo storico.
Ma la responsabilità di tutto non è dei “campioni del Risiko” e del personalismo che abbiamo mandato a Palazzo dei Priori, è dei cittadini. La città non funziona perché non ci sono corpi intermedi di bilanciamento al potere, di condizionamento sano del potere. Manca un giornalismo capace, mancano associazioni solide e forse anche le associazioni di categoria – infiltrate anche loro dalla politica – non riescono a stare con la giusta testa sui problemi della città. Si è formata una grande melassa, che somiglia tanto al “budino sociale” che ricopriva le strade di New York nell’800.
Però la classe politica attuale una responsabilità grande ce l’ha: quella di continuare a ballare mentre la nave affonda. Una responsabilità grave. I zero euro da progetti europei è un segnale, la lentezza nel far funzionare bene la raccolta differenziata un altro, la distruzione dell’associazionismo cittadino tramite una crociata senza campo al piccolo “marchettificio” e in nome delle maxi marchette allunga l’elenco. Ed è possibile per beghe politiche tenere senza guida per mesi un assessorato come i Servizi Sociali? Ed è possibile non lavorare a fondo per garantire la massima trasparenza ed efficienza dell’amministrazione?
Per questo di fronte alle parole del sindaco: “O giunta a 7 o a casa”. In tanto hanno commentato: “Dio volesse!”. Peccato che un’alternativa a tutto questo ancora non c’è a Viterbo, ma invitiamo le persone a rimboccarsi le maniche per realizzarla. Invitiamo i cittadini a entrare in massa nei partiti, per strapparli di mano ai soliti noti, a interessarsi alla cosa pubblica e a pensare in termini politici. Lasciare tutto nelle mani dei soliti è il più grande errore e la causa di tanti problemi e della mancanza di crescita e sviluppo.

















