Digituscia#2 > Manifattura international: quanto sono internazionali le aziende della Tuscia?
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"Il vero difetto delle aziende della Tuscia, eccetto qualche punta di eccellenza, è la totale mancanza di approcci relazionali al mondo esterno. [...] Per essere “internazionali” non basta avere un sito multilingua.

Le aziende della Tuscia sanno utilizzare il web per internazionalizzare la loro offerta? Prima di rispondere a questa domanda, occorre fare un ragionamento.

“Da un mercato di massa a una massa di mercati”. Il mondo della produzione e del consumo è cambiato, le richieste di personalizzazione di prodotti e servizi e sempre più spinta, ciò porta ad una notevole crescita di importanza delle nicchie. Qualsiasi maker o azienda che sappia produrre un oggetto può posizionarlo in maniera distintiva in una nicchia di mercato e vincere le sfide della competizione globale. Le nicchie per definizione sono piccole comunità di uomini con interessi o esigenze in particolare. Il web le ha rese protagoniste, tanto da poter permettere di far relazionare gli uomini travalicando i confini nazionali. E questo lo sappiamo tutti.

Come riuscire allora a travalicare i confini nazionali, contattare i potenziali clienti in tutto il mondo e a promuovere i propri prodotti? Le strategie di internazionalizzazione a causa della crisi drammatica di domanda aggregata interna sono oramai fondamentali.

 

4 step basici:

1) Avere un sito multilingua, ottimizzato per i motori di ricerca, con un chiaro modello di business e periodicamente aggiornato;

2) Cercare le community, le nicchie di potenziali clienti;

3) Comprendere quali sono gli influencer (coloro che influenzano le decisioni di acquisto) adatti al vostro mercato obiettivo e cercare di dialogare con loro;

4) Monitorare i marketplace B2B/B2C internazionali.

 

E allora quanto sono internazionali le aziende della Tuscia? Uno sguardo alle principali aziende manifatturiere può dare un quadro di massima. Innanzitutto si sono prese in considerazione le aziende della Tuscia con una strutturazione più importante, tralasciando il settore turistico (sul quale prometto un’attenta analisi in futuro).

Il 70% circa delle aziende del distretto della ceramica di Civita Castellana ha un sito in multilingua (inglese per tutte, poi lingue a seconda della penetrazione commerciale della singola azienda), per quanto riguarda invece le aziende lontane dal comparto civitonico non ho dati certi (state leggendo pur sempre un blog, non una tesi di laurea 😉 ), ma da una prima verifica ho notato che larga parte delle aziende manifatturiere più strutturate della Tuscia ha quantomeno un sito con la versione in inglese.

Analizzando attentamente le pagine web ci si trova di fronte per lo più a semplici siti vetrina, ma il vero difetto delle aziende della Tuscia, eccetto qualche punta di eccellenza, è la totale mancanza di approcci relazionali al mondo esterno come descritti sopra nei punti 2-3-4.

Per essere “internazionali” non basta avere un sito multilingua, i clienti non arrivano per grazia ricevuta al tuo sito, tu imprenditore devi capire dove si radunano, quello che dicono, quello che cercano. Relazionarsi con i clienti sul web vuol dire offrire soluzioni, non cercare di piazzare delle proposte commerciali e fare dello spam indiscriminato.

Una presenza attiva e consapevole nei canali online aiuta l’apertura commerciale internazionale delle imprese. Il rapporto Fattore Internet del Boston Consulting Group del 2012 dà delle indicazioni chiare in merito:

– Le pmi italiane offline hanno solo il 4,1% di fatturato derivante da vendite all’estero;

– Le pmi “online non attive” raggiungono il 7,7% di fatturato estero;

– Le pmi “online attive” invece hanno il 14,7% del fatturato proveniente da vendite all’estero;

I dati parlano chiaro e avvalorano il senso comune. In questa ricerca si è parlato soprattutto di aziende strutturate, ma sappiate che l’artigianato made in Italy è molto richiesto all’estero… ma anche di questo ne parleremo nelle future puntate. Quanto è internazionale la vostra azienda? Avete bisogno di chiarimenti, volete farmi delle domande, cercate un supporto?

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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