
Digituscia riparte da dove aveva finito prima della pausa estiva. Si parla ancora una volta della comunicazione web di Caffeina Cultura, mesi fa utilizzai questa definizione: “La strategia Facebook di Caffeina è comunque promossa a pieni voti, anche se a volte si nota la ricerca del “Mi piace” a tutti i costi, che potrebbe far scendere la qualità pagina.”
Sono passati due mesi e purtroppo la qualità della pagina è scaduta. Mi spiego meglio, faccio il web marketer, e nel web marketing la qualità è quantità, ovvero quanti visite giornaliere riesci a ottenere, se crei un sito con molte visite hai vinto. Il problema però si pone quando un magazine da centro di produzione politica e culturale diventa una sorta di Chi 2.0, e purtroppo è proprio questo il caso di Caffeina Magazine.
Caffeina Magazine, avendo abbandonato ogni velleità di elaborazione politico-culturale è diventato uno dei tanti siti acchiappa-clic che si trovano sul web. Una scelta legittima per carità, chi mi segue su Facebook sa che anche io gestisco un sito del genere, una scelta che sicuramente paga in termini di visibilità, ma che a livello di marketing fa scadere il brand di Caffeina da festival culturale a paginetta gossippara come tante, o meglio un Buzzfeed senza originalità. Basta andare sul sito e di esempi ne trovate a bizzeffe, tra cui:
“Attenti, Facebook sa quando siete innamorati” “Non rifare il letto fa bene alla salute: tiene lontani acari e asma”, “Dalla musica alla moda, è il riscatto della donna curvy”, “La ladra difesa dai social: “Troppo sexy per andare in carcere” , “Simona Ventura: “Mai andata a letto per la carriera. Chi lo fa? Non arriva lontano” e titoli pruriginosi tipo “Lotta all’Aids, l’Uganda regala profilattici. Ma la gente protesta: troppo piccoli”.
E la pagina Facebook di Caffeina è il corollario perfetto dei contenuti del sito, immagini pertinenti e spintissimo clic baiting (quando non ti dicono la notizia e ti spingono a cliccare sul link, un po’ come fanno FanPage e Beppe Grillo ).
Ripeto, tutto legittimo, tutto ok, su Internet le cose vanno così, ma da un magazine nato per l’elaborazione politica e culturale non ci si aspettava uno scadimento del genere.

















