Digituscia#13 > Caffeina 2000
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"Una scelta che fa scadere il brand di Caffeina da festival culturale a paginetta gossippara come tante"

Digituscia riparte da dove aveva finito prima della pausa estiva. Si parla ancora una volta della comunicazione web di Caffeina Cultura, mesi fa utilizzai questa definizione: “La strategia Facebook di Caffeina è comunque promossa a pieni voti, anche se a volte si nota la ricerca del “Mi piace” a tutti i costi, che potrebbe far scendere la qualità pagina.”

Sono passati due mesi e purtroppo la qualità della pagina è scaduta. Mi spiego meglio, faccio il web marketer, e nel web marketing la qualità è quantità, ovvero quanti visite giornaliere riesci a ottenere, se crei un sito con molte visite hai vinto. Il problema però si pone quando un magazine da centro di produzione politica e culturale diventa una sorta di Chi 2.0, e purtroppo è proprio questo il caso di Caffeina Magazine.

Caffeina Magazine, avendo abbandonato ogni velleità di elaborazione politico-culturale è diventato uno dei tanti siti acchiappa-clic che si trovano sul web. Una scelta legittima per carità, chi mi segue su Facebook sa che anche io gestisco un sito del genere, una scelta che sicuramente paga in termini di visibilità, ma che a livello di marketing fa scadere il brand di Caffeina da festival culturale a paginetta gossippara come tante, o meglio un Buzzfeed senza originalità. Basta andare sul sito e di esempi ne trovate a bizzeffe, tra cui:

“Attenti, Facebook sa quando siete innamorati” “Non rifare il letto fa bene alla salute: tiene lontani acari e asma”, “Dalla musica alla moda, è il riscatto della donna curvy”, “La ladra difesa dai social: “Troppo sexy per andare in carcere” , “Simona Ventura: “Mai andata a letto per la carriera. Chi lo fa? Non arriva lontano” e titoli pruriginosi tipo “Lotta all’Aids, l’Uganda regala profilattici. Ma la gente protesta: troppo piccoli”.

E la pagina Facebook di Caffeina è il corollario perfetto dei contenuti del sito, immagini pertinenti e spintissimo clic baiting (quando non ti dicono la notizia e ti spingono a cliccare sul link, un po’ come fanno FanPage e Beppe Grillo ).

Ripeto, tutto legittimo, tutto ok, su Internet le cose vanno così, ma da un magazine nato per l’elaborazione politica e culturale non ci si aspettava uno scadimento del genere.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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