

VITERBO – I viterbesi sembrano essere tutti d’un sentimento su un fatto: Dies Natalis è una Macchina bella. Tanto di cappello a Raffaele Ascenzi per come l’ha immaginata e ai Fiorillo per la realizzazione. Abbiamo evidenziato un “difetto” che è stato evidente a molti: l’eccessivo “ondeggiare” della parte alta. Ovviamente il tema è finito anche sull’agenda di ideatore e costruttore che dovranno studiare, qui si apre una bella sfida, come limitare questo “ondeggiamento”. L’origine è semplice da individuare e sarebbe nel fatto che Dies Natalis è una Macchina diversa da quelle del passato, infatti all’interno è senza traliccio. E’ stata pensata in maniera diversa e rappresenta un’innovazione importante anche sul piano della struttura. Fatto questo che la rende ancora più interessante.
Ma c’è un altro tema che bolle nel dibattito apertosi in città dopo il Trasporto 2024 che è quello dell’assenza in cima alla stessa della statua della Santa. Qui infatti si sono determinate due linee di pensiero: chi ritiene che l’innovazione della croce in cima sia positiva perché la santa è riprodotta nelle scene narrative nei livelli sottostanti e chi invece proprio non riesce a immaginare una Macchina senza santa in cima.
Una cosa la vogliamo dire: sbaglia chi si appella alla tradizione per giustificare la propria richiesta della santa sulla cima. Infatti Ascenzi con Dies Natalis ha recuperato quello che si faceva prima: la santa a tre quarti e la croce in cima.
Ora c’è da capire e quantificare quanto è grande il desiderio di vedere Rosa sul finale di Dies Natalis, difficile quantificare il numero di viterbesi che pendono per questa parrocchia. Chissà se anche all’ideatore, vedendola, è venuta voglia di qualche modifica. E chissà se è poi possibile una modifica, qualora ritenuta opportuna da chi l’ha creata, alla Macchina? Una cosa è certa: quelli che seguiranno saranno per Ascenzi e Fiorillo mesi di studio.

















