Dies Natalis, c'è chi dice "Santa in cima"
Dies Natalis 05
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VITERBO - Chissà se anche all'ideatore, vedendola, è venuta voglia di qualche modifica. E chissà se è poi possibile una modifica, qualora ritenuta opportuna da chi l'ha creata, alla Macchina? Una cosa è certa: quelli che seguiranno saranno per Ascenzi e Fiorillo mesi di studio. 

VITERBO – I viterbesi sembrano essere tutti d’un sentimento su un fatto: Dies Natalis è una Macchina bella. Tanto di cappello a Raffaele Ascenzi per come l’ha immaginata e ai Fiorillo per la realizzazione. Abbiamo evidenziato un “difetto” che è stato evidente a molti: l’eccessivo “ondeggiare” della parte alta. Ovviamente il tema è finito anche sull’agenda di ideatore e costruttore che dovranno studiare, qui si apre una bella sfida, come limitare questo “ondeggiamento”. L’origine è semplice da individuare e sarebbe nel fatto che Dies Natalis è una Macchina diversa da quelle del passato, infatti all’interno è senza traliccio. E’ stata pensata in maniera diversa e rappresenta un’innovazione importante anche sul piano della struttura. Fatto questo che la rende ancora più interessante.

Ma c’è un altro tema che bolle nel dibattito apertosi in città dopo il Trasporto 2024 che è quello dell’assenza in cima alla stessa della statua della Santa. Qui infatti si sono determinate due linee di pensiero: chi ritiene che l’innovazione della croce in cima sia positiva perché la santa è riprodotta nelle scene narrative nei livelli sottostanti e chi invece proprio non riesce a immaginare una Macchina senza santa in cima. 

Una cosa la vogliamo dire: sbaglia chi si appella alla tradizione per giustificare la propria richiesta della santa sulla cima. Infatti Ascenzi con Dies Natalis ha recuperato quello che si faceva prima: la santa a tre quarti e la croce in cima. 

Ora c’è da capire e quantificare quanto è grande il desiderio di vedere Rosa sul finale di Dies Natalis, difficile quantificare il numero di viterbesi che pendono per questa parrocchia. Chissà se anche all’ideatore, vedendola, è venuta voglia di qualche modifica. E chissà se è poi possibile una modifica, qualora ritenuta opportuna da chi l’ha creata, alla Macchina? Una cosa è certa: quelli che seguiranno saranno per Ascenzi e Fiorillo mesi di studio. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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