Di Tuscia e di più, alla scoperta dei luoghi più belli della Tuscia
DANIELA 1
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Da oggi La Fune propone ai suoi lettori un lungo viaggi attraverso paesaggi, borghi, vallate e paesi. Ci accompagna in questo grande tour, Daniela Stampatori, guida turistica di tutto il viterbese che racconterà aneddoti e storie sulla nostra bella Tuscia. Pronti a consumarvi le scarpe insieme a lei?

Alzi la mano quanti di voi sanno cos’è la Tuscia e perché si chiama così.

Mi chiamo Daniela Stampatori, sono una guida turistica abilitata, e sono in missione per conto di La Fune con lo scopo farvi conoscere questo straordinario territorio.

“Tuscia”, “Toscana”, “Tuscania”. Notate qualcosa? Queste parole hanno tutte la stessa radice e non è un caso. Sono tutti luoghi che hanno avuto a che fare con gli Etruschi, che i Romani chiamavano appunto “Tusci” (tuscus è la contrazione di etruscus). Il nome Tuscia per indicare l’Etruria si attesta già dopo la fine del dominio etrusco ma si afferma definitivamente solo a partire dalla Tarda Antichità.

In origine la Tuscia era un territorio molto esteso che comprendeva la Toscana, l’Umbria occidentale e il Lazio settentrionale, mentre oggi riconosciamo solo due aree principali: la Tuscia viterbese, che corrisponde all’odierna provincia di Viterbo, e la Tuscia romana, che comprende la parte settentrionale della provincia di Roma fino al Lago di Bracciano.

Molti dicono che questo nome dal punto di vista del marketing territoriale non funziona, che gli stranieri non lo sanno neanche pronunciare: dicono “Tuskia”. Guardate, va benissimo perché è lo stesso modo in cui lo pronunciavano gli antichi… e se esiste da più di duemila anni forse così sbagliato non è. È un nome breve, richiama la Toscana, sicuramente più famosa, ma non è così affollata e inflazionata.

Questo territorio dai verdi monti un tempo vulcani, con i suoi borghi autentici in cui si respira ancora l’aria di vera quotidianità, dove la natura è aspra e selvaggia e resistono le tracce di un glorioso passato, ha davvero molto da raccontare e desidera farsi conoscere.

Allora, vi va di iniziare questo viaggio insieme a noi?

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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