
Un casale completamente devastato e deturpato ad Acquapendente, con danni di circa 7mila euro. Finestre rotte, sanitari distrutti ed elettricità tolta. Perché? Avrebbe dovuto ospitare un gruppo di una trentina di immigrati africani, dai 16 ai 30 anni, a partire da questa settimana. Questo il frutto della campagna d’odio xenofoba che da tempo affolla i social network e che, inevitabilmente, sfocia nella violenza.
Il casale in questione è una struttura della Regione Lazio che si trova all’interno della Riserva del Monte Rufeno. Avrebbe dovuto ospitare un gruppo di immigrati, che si trovano già in una struttura ad Acquapendente, a partire da questa settimana, ma per ora è tutto rimandato.
A scoprire l’atto vandalico è stato proprio il personale della riserva, ma intanto l’amministrazione comunale informa che il fatto è stato già “prontamente denunciato alle forze dell’ordine che hanno avviato un’approfondita indagine scientifica per individuare i responsabili”.
“L’Amministrazione Comunale – si legge in una nota diffusa alla stampa – lungi dall’essere intimorita da simili gesti, ha confermato alla Prefettura la disponibilità della struttura per l’accoglienza dei cittadini stranieri, compatibilmente con i tempi necessari per il ripristino delle funzionalità tecniche ed abitative. Alzare barriere, assumendo un atteggiamento ostile verso questo complesso e drammatico processo migratorio che sta interessando l’Europa non serve ed è, anzi, ostacolo alla normale e civile convivenza. Significa solo rimandare la risoluzione del problema, ritardando il confronto con queste nuove realtà: temporeggiare non significa assolutamente allontanarlo o evitarlo”.
“Pensiamo, infatti, che la nostra comunità nel suo insieme debba dimostrare maturità e grande senso di responsabilità verso questo fenomeno, fornendo collaborazione alle istituzioni che ne hanno assunto la gestione”.

















