Derivati, Ciambella: “In tribunale rischieremmo di soccombere. Ma se ne sono accorti ora?”
Ciambella
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Luisa Ciambella cita una perizia richiesta dall’ex sindaco Giulio Marini che aveva provato a chiudere la partita. Secondo la perizia “nel caso del Comune di Viterbo le spese legali potrebbero risultare equivalenti al possibile beneficio relativo al recupero di parte dei costi implicitamente sostenuti dal Comune al momento della stipula dei contratti”.

Gli ottocentomila euro di interessi passivi annui per un investimento finito male, rimarranno in carico al Comune. “Non è da escludere – secondo Luisa Ciambella – la possibilità di uscire soccombenti”. La possibilità di valutare il da farsi per smettere di pagare queste cifre è stata richiesta nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle in sede di discussione di bilancio quando il consigliere Gianluca De Dominicis ha proposta di investire 5mila euro per fare una consulenza. Una proposta non accettata dalla maggioranza e che è diventata motivo di violenta polemica tra Viva Viterbo, che ha insistito sulla vicenda e sul silenzio dell’amministrazione, e l’amministrazione stessa.

A prendere parola in difesa delle proprie intenzioni è Luisa Ciambella, assessore al bilancio, che ha spiegato con un lungo intervento il perché della scelta. Il derivato, intanto, è frutto di un contratto stipulato dal 2006 dall’allora assessore Marco Bracaglia, sul quale il sindaco Giancarlo Gabbianelli non si era espresso positivamente. “All’inizio – spiega invece Bracaglia al Corriere di Viterbo – il Comune ci ha guadagnato un bel po’”. I “cetrioli” sono arrivati però dopo.

Luisa Ciambella cita una perizia richiesta dall’ex sindaco Giulio Marini che aveva provato a chiudere la partita. Secondo la perizia “nel caso del Comune di Viterbo le spese legali potrebbero risultare equivalenti al possibile beneficio relativo al recupero di parte dei costi implicitamente sostenuti dal Comune al momento della stipula dei contratti”.

L’assessore Ciambella poi dice di aver “sottoposto nel 2013 il caso a diversi operatori specializzati nel settore che ci hanno confermato che sarebbe comunque necessario l’avvio di un’importante contenzioso sul foro inglese con due istituti che si contraddistinguono per una ridottissima propensione a trattare”. E che quindi la possibilità di soccombere sarebbe alta.

Luisa Ciambella poi attacca Giacomo Barelli. “Ciò che mi lascia perplessa è che di derivati se n’è dato atto lungamente nelle due relazioni al bilancio del 2014 e 2015, probabilmente non lette dagli integerrimi amministratori”. E ancora: “Per propria deontologia professionale di romanziere – attacca – dovrebbe avere il solo compito di limitarsi a descrivere le specifiche clausole sulla cui concreta efficacia solo un tribunale si potrebbe pronunciare”. Poi definisce la posizione di Viva Viterbo un “puerile tentativo di scambiare per romanzo ciò che invece è un contratto siglato e sottoscritto nella libera, piena ed incondizionata volontà delle parti”.

Il contratto, nota in conclusione, scadrà nel 2026. Fino ad allora, insalate di cetrioli.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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