
ROMA – Angelo Del Giorgio, Ordinario di chirurgia generale e oncologia all’università La Sapienza, intervistato da Repubblica ha sottolineato il rischio della scelta di Sogin nella Tuscia.
“La provincia di Viterbo, quanto a incidenza di tumori è la prima del centro Italia e l’11 a livello nazionale: si immagina se ai problemi che già ci sono ci aggiungiamo anche quelli derivanti da un deposito di scorie nucleari?”. E’ la domanda da cui è partito Del Giorgio.
Poi ha esposto la sua posizione fornendo dati sulla situazione ambientale del Viterbese: “Nella Tuscia ci sono elementi di rischio molto importanti: se si andasse ad aggiungere anche un deposito di cui non è chiarissima la tenuta, sarebbe davvero molto grave. Tanto che il 5 gennaio 2021, con la pubblicazione della Cnapi, l’Ordine dei medici della provincia di Viterbo, emise una comunicazione molto dura dicendo a chiare lette che non poteva essere possibile la scelta proprio della provincia per il rischio oncologico. Le ragioni di questa così alta incidenza di tumori sono l’inquinamento ambientale da radon, una sostanza radioattiva, che chiamano anche il gas killer, che si trova nell’ambiente: i livelli europei e italiani sono sotto i 50 Bq/m3, a Viterbo si arriva a picchi di 300 Bq/m3. Un’altra motivazione è rappresentata dall’inquinamento da arsenico: in Italia il tetto massimo sono 10 microgrammi litro, tutti valori superati in provincia di Viterbo. Ci sono località in cui periodicamente l’autorità controllo sanitaria locale interviene e chiede di non utilizzare l’acqua potabile. In questo territorio, inoltre, si trovano le centrali di Montalto e Civitavecchia: un’area di 40 chilometri. Quando erano in funzione hanno inquinato in maniera importante con sostanze radioattive e altro (piombo per esempio), esponendo le popolazioni a fattori di rischio che in altri posti non ci sono. E infine i fitosanitari, sostanze utilizzate in agricoltura considerate altamente cancerogene. E in un luogo ad alta vocazione agricola come la provincia di Viterbo – anche se è anche la prima per agricoltura biologica – è facile intuire cosa possa accadere: qui ci sono agricoltori in numero di 119 ogni 1.000 abitanti, il numero più alto d’Italia. Di questi il 30 per cento vive direttamente nei campi. Dunque se a tutti questi rischi si aggiungesse anche quello della radioattività, la situazione di rischio oncologico diventerebbe insostenibile”.
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