L'INTERVISTA - Deposito scorie nucleari, Menghini (geologo): "La Tuscia è in pericolo, siti idonei individuati senza criteri scientifici"
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VITERBO - Un fatto che espone a un serio rischio il territorio, non perché il deposito non vada fatto ma perché farlo nella Tuscia non sta in piedi per motivi tecnico-scientifici. 

 

 

 

 

VITERBO – Servono tantissime persone pronte a scendere in strada e a manifestare contro il deposito di scorie nucleari nella Tuscia. Su 51 aree idonee individuate in tutta Italia 21 sono nel Viterbese. Un fatto che espone a un serio rischio il territorio, non perché il deposito non vada fatto ma perché farlo nella Tuscia non sta in piedi per motivi tecnico-scientifici. 

Abbiamo intervistato il geologo Antonio Menghini, attivo nel Comitato di Canino contro le scorie nel Viterbese, per comprendere cosa sta accadendo. 

Siete contro il deposito di scorie nucleari?

“No. Il deposito nazionale serve, ci sono scorie nucleari che vanno gestite e va fatto”.

Perché allora siete contro all’idea che la scelta possa ricadere sul Viterbese?

“Perché è una scelta presa contro la scienza e questo ci spaventa. Sogin, la società incaricata di realizzare il deposito nazionale di scorie, ha ricevuto da Ispra un prospetto di regole a cui attenersi per individuare in Italia i siti idonei a ospitare il deposito. Nella Tuscia hanno individuato 21 aree idonee su 51 totali in Italia. In realtà però nessuno di questi siti del Viterbese è stato scelto applicando le indicazioni di Ispra”.

E’ difficile bloccare Sogin?

“Difficilissimo perché il Ministero dell’Ambiente non sta prendendo posizione. Mi aspettavo che avessero bloccato la mappa dei siti idonei. I comitati non hanno mai potuto interloquire con il ministro. Si capisce subito che vogliono andare avanti ignorando tutto il lavoro fatto da noi, vogliono prendere per buono il lavoro di selezione di Sogin che per noi è irricevibile”.

Questi rifiuti da qualche parte bisognerà metterli, o no? Il Ministero ha lavorato come deve, i siti individuati sono a zero rischio?

“Noi non è che non vogliamo le scorie perché pensiamo di essere più belli di altri. Questi rifiuti ci sono e vanno trattati. I criteri con cui sono stati individuate 21 aree su 51 non sono scientifici. Ripeto: Sogin, la società che dovrebbe gestire questi rifiuti, avrebbe dovuto seguire una guida tecnica prodotta da ISPRA. Ecco i criteri di esclusione: tutte le zone a rischio vulcanico, sismico, frana, alluvionamento, vicine a strade importanti, a centri abitati. Poi ci sono due criteri che sono importanti per valutare i siti individuati nella Tuscia. Per Ispra la scelta doveva ricadere su aree senza risorse idriche nel sottosuolo e senza sorgenti. Quelle scelte nel Viterbese hanno tutte acqua. Questi siti viterbesi sono tutti e ventuno collocati sopra risorse idriche, alcuni sopra sorgenti di acqua a uso pubblico. 

Con i comitati che sono stati costituiti abbiamo applicato i criteri di esclusione sui siti scelti in Tuscia. In tanti siti non hanno rispettato neanche le distanze minime dai centri abitati. Di 21 siti non c’è nemmeno uno che rispetti tutte le regole di ISPRA. Bastava un unico criterio di esclusione per cassare la zona: la presenza di acqua di falda.

Abbiamo mandato diverse osservazioni critiche che Sogin ha sistematicamente ignorato. Queste aree nel 2023 sono diventate da potenzialmente idonee a idonee. Tuscania ha 8 aree idonee, mi chiedo se i tuscanesi abbiano problemi personali con il ministro Pichetto Fratin!?”.

Che fare?

“Invito tutti a manifestare, ci rimane solo questo. Non ci danno accesso agli atti perché le scelte fatte non hanno nulla di scientifico”.

Avete percorso vie legali?

“Sì ma i risultati sono modesti. Sogin non ci ha mai dato accesso ai documenti dove spiegano le valutazioni che hanno reso i siti della Tuscia da potenziali a idonei. Abbiamo fatto una serie di ricorsi al Tar contro la carta delle aree idonee, contro il diniego di accesso agli atti. Il Tar sostiene che essendo una procedura in atto non abbiamo diritto a visionare queste cose. Poche settimane fa il Ministero ha risposto ai comuni dicendo che avrebbero dato accesso a questi atti. Ci hanno fatto scaricare documenti di tre anni fa pubblicati sul sito di Sogin, una presa in giro”. 

La politica locale sta facendo un muro compatto però?

“Sì, abbiamo invitato tutti e ognuno si è mostrato a favore del territorio. Però bisogna vedere alla conta dei fatti. Purtroppo questa storia del deposito è stata presentata a braccetto con il ritorno del nucleare. Le questioni però sono ben diverse. Il governo attualmente sta spingendo molto sul nucleare e la questione del deposito deve essere risolta. Il timore nostro è che per risolvere questo problema a quel punto diranno “cari amici della Tuscia rompete meno le scatole, serve il deposito punto e basta”.  Come geologo posso dire che ci sono tante zone in Italia dove non trovi acqua nemmeno a 400 metri di profondità, vanno scelte zone con quei requisiti, lo dice la scienza”. 

Servono quindi migliaia di persone pronte a scendere in piazza. Quando?

“Stiamo lavorando a una grande il 6 aprile al Parco di Vulci, poi una seconda l’11 di maggio a Corchiano. Le persone devono scendere sul terreno arrabbiate. Il sei aprile sarà la prima delle due marce, organizzata dai comuni interessati sul versante occidentale. Ritrovo fissato alle 10 al Parco di Vulci ma alle 8.30 ci ritroveremo a Canino con trattori e auto e da lì partirà un corteo fino a Vulci. Da lì marcia dentro al parco con tutti i comitati uniti”.

 

 

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