
ROMA – Già lo scorso settembre Pichetto Fratin disse che sarebbe stato meglio costruire tre depositi e non più uno: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. In queste ore invece ha detto che si potrebbero usare quelli esistenti. In Italia i depositi temporanei che custodiscono rifiuti radioattivi sono ex centrali nucleari (4 centrali e 4 impianti del ciclo del combustibile), centri di ricerca nucleare e centri di gestione di rifiuti industriali. Le ex centrali nucleari, attive fino alla fine degli anni Ottanta, sono a Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta).
Ci sono poi un impianto di “Fabbricazioni Nucleari” a Bosco Marengo (Alessandria) e tre impianti di ricerca sul ciclo del combustibile a Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera).
La costruzione di un unico deposito nazionale era stata proposta anche per ridurre i costi sostenuti dallo Stato per custodire le scorie nei depositi temporanei o smaltirle all’estero, in Francia e nel Regno Unito. Si stima che ogni anno lo Stato spenda circa 60 milioni di euro per stoccare parte dei rifiuti nucleari all’estero. Il deposito nazionale sarebbe essenziale anche nell’ambito del piano per tornare a produrre energia nucleare in Italia, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso febbraio sotto forma di legge delega e che finora non è andato oltre gli annunci.
Sulle ex centrali lo scorso 14 aprile si è parlato molto nel corso dell’evento organizzato dalla Lega a Milano dal titolo: “Il nucleare sostenibile: l’Italia riparte!” (leggi qui). “Per un ritorno al nucleare, oltre alle sue competenze, Sogin mette a disposizione i siti delle vecchie centrali che stiamo smantellando. Noi smantelliamo gli impianti – queste le parole dell’amministratore delegato Sogin Gianluca Artizzu – non smantelliamo i siti. Questi sono stati progettati e manutenuti come siti per ospitare una centrale nucleare e sono la naturale destinazione per un futuro nuovo impianto”.
Al panel di confronto, moderato da Fabio Tamburini, Direttore del Sole 24 Ore, sono intervenuti: Flavio Cattaneo, Amministratore Delegato di Enel Group, Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, e Fabrizio Fabbri, Amministratore Delegato di Ansaldo Energia.
A Montalto di Castro c’è una centrale nucleare mai entrata in funzione e riconvertita, di proprietà di Enel (presente all’incontro di Milano). Ora la domanda è: potrebbe la Tuscia rientrare in ballo sulla partita dei rifiuti nucleari?
La mappa dei depositi temporanei di rifiuti radioattivi (depositonazionale.it)



















