
VITERBO – Su 67 aree individuate dal MISE come papabili per ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari ce ne sono dodici che soddisfano a pieno i requisiti di sicurezza indicati da tecnici e scienziati. Di questi cinque nel Viterbese.
In totale le aree della Tuscia indicate nel piano Sogin – Società pubblica del Nucleare – sono 22. Quelle su cui è necessario concentrarsi sono le cinque della cosiddetta shortlist dei 12.
Nello specifico si tratta della zona indicata come VT8, 296 ettari a Montalto di Castro; la VT12, 420 ettari tra Vignanello e Corchiano; la VT16, 195 ettari interamente nel comune di Corchiano; la VT 27, 593 ettari tra Montalto e Canino; la VT 36, 209 ettari a Montalto di Castro. Qui i rappresentanti del territorio dovranno lavorare per spiegare le ragioni per cui la realizzazione del centro nazionale di deposito dei rifiuti nucleari è inopportuna. I comuni della Tuscia davvero interessati dalla questione quindi risultano essere Montalto, Canino, Vignanello e Corchiano. Essenzialmente due aree: una sul litorale e l’altra sui Cimini. La prima caratterizzata da un discreto sviluppo turistico, dalla presenza di aree archeologiche di indiscutibile valore come Vulci e colture di qualità come l’olio ma non solo. Il secondo territorio è invece un’area importante per le produzioni agricole, cuore di un distretto della nocciola che tocca anche gli interessi diretti di colossi come la Ferrero. Ragioni vere e argomentazioni forti per convincere chi dovrà decidere davvero.
Queste zone sono indicate in classe A1, molto buone. Due altre aree della Tuscia si trovano in classe A2 (buone) e si tratta della VT24, 458 ettari tra Montalto e Canino; e Vt25, 361 ettari tra Tuscania e Tarquinia. Entrambe le aree però presentano una porzione in classe C. Altamente improbabile che possano ospitare il deposito.
In classe C piena (aree in zona sismica) le restanti 15 aree. Praticamente è impossibile che la scelta per il nuovo deposito nazionale nucleare ricada su questi territori.


















