Deposito nazionale scorie nucleari - Su 22 zone indicate nel Viterbese 5 sono in classe A1 (le più idonee), due in A2 e 15 in classe C
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VITERBO - In totale le aree della Tuscia indicate nel piano Sogin - Società pubblica del Nucleare - sono 22. Quelle su cui è necessario concentrarsi sono le cinque della cosiddetta shortlist dei 12. 

VITERBO – Su 67 aree individuate dal MISE come papabili per ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari ce ne sono dodici che soddisfano a pieno i requisiti di sicurezza indicati da tecnici e scienziati. Di questi cinque nel Viterbese. 

In totale le aree della Tuscia indicate nel piano Sogin – Società pubblica del Nucleare – sono 22. Quelle su cui è necessario concentrarsi sono le cinque della cosiddetta shortlist dei 12. 

Nello specifico si tratta della zona indicata come VT8, 296 ettari a Montalto di Castro; la VT12, 420 ettari tra Vignanello e Corchiano; la VT16, 195 ettari interamente nel comune di Corchiano; la VT 27, 593 ettari tra Montalto e Canino; la VT 36, 209 ettari a Montalto di Castro. Qui i rappresentanti del territorio dovranno lavorare per spiegare le ragioni per cui la realizzazione del centro nazionale di deposito dei rifiuti nucleari è inopportuna. I comuni della Tuscia davvero interessati dalla questione quindi risultano essere Montalto, Canino, Vignanello e Corchiano. Essenzialmente due aree: una sul litorale e l’altra sui Cimini. La prima caratterizzata da un discreto sviluppo turistico, dalla presenza di aree archeologiche di indiscutibile valore come Vulci e colture di qualità come l’olio ma non solo. Il secondo territorio è invece un’area importante per le produzioni agricole, cuore di un distretto della nocciola che tocca anche gli interessi diretti di colossi come la Ferrero. Ragioni vere e argomentazioni forti per convincere chi dovrà decidere davvero. 

Queste zone sono indicate in classe A1, molto buone. Due altre aree della Tuscia si trovano in classe A2 (buone) e si tratta della VT24, 458 ettari tra Montalto e Canino; e Vt25, 361 ettari tra Tuscania e Tarquinia. Entrambe le aree però presentano una porzione in classe C. Altamente improbabile che possano ospitare il deposito.

In classe C piena (aree in zona sismica) le restanti 15 aree. Praticamente è impossibile che la scelta per il nuovo deposito nazionale nucleare ricada su questi territori. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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