Deposito nazionale scorie nucleari, sei mesi di tempo ai comuni per argomentare il no nel proprio territorio

ROMA - Questo grazie a un emendamento sostenuto da tutte le forze di maggioranza durante la discussione del decreto Milleproroghe in C.ommissione Bilancio.
ROMA – Deposito nazionale di scorie nucleari, ai comuni ritenuti idonei a ospitare il sito sei mesi di tempo per costruire dossier con cui spiegare le ragioni del no alla realizzazione nel proprio territorio.
Sono così disponibili anziché due mesi, come previsto dalla legge del 2010, un periodo più lungo di sei. Il seminario nazionale, propedeutico all’adozione della nuova carta, si svolgerà invece dopo 8 mesi, anziché dopo 4 mesi.
Questo grazie a un emendamento sostenuto da tutte le forze di maggioranza durante la discussione del decreto Milleproroghe in C.ommissione Bilancio.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
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