Deposito nazionale scorie nucleari, l'iter di approvazione della Carta Aree Idonee parte col piede sbagliato
Former Rheinsberg Nuclear Power Plant Is Dismantled
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ROMA - Scrive alla redazione de La Fune Antonio Menghini, il responsabile scientifico e consigliere del Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Canino e della Tuscia.

ROMA – Deposito nazionale delle scorie nucleari, inizio contrastato dell’iter di approvazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee. A tal proposito scrive alla redazione de La Fune Antonio Menghini, il responsabile scientifico e consigliere del Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Canino e della Tuscia.

“L’attuazione del Programma Nazionale di smaltimento dei rifiuti radioattivi è giunta alla fase che prevede l’approvazione definitiva della Carta Nazionale delle Aree Idonee ad accogliere il Deposito Nazionale unico dei rifiuti radioattivi – spiega Menghini in una nota -.

I SCA, i soggetti competenti in materia ambientale, sono stati invitati a partecipare ad una
consultazione finalizzata a stabilire in maniera concordata la modalità di sottoposizione della
contestata proposta di CNAI, prodotta da Sogin al termine del Seminario Nazionale e riproposta dal MASE, alla procedura di valutazione Ambientale Strategica (VAS).

In particolare sono stati invitati a partecipare la Provincia di Viterbo, la Regione Lazio e i 14 Comuni del Viterbese, nel cui territorio sono incluse le 21 aree fino ad oggi identificate come idonee dalla proposta di CNAI.

Al termine della procedura si avrà una versione definitiva della CNAI, che identificherà i siti idonei sui quali convergerà il lavoro delle commissioni previste dal DL 31 /2010 per arrivare alla identificazione dell’unico sito che accoglierà il DN PT.

La partecipazione alla consultazione prevede la valutazione di un documento, il Rapporto Preliminare, proposto dal MASE, in base al quale i SCA dovranno fornire indicazioni riguardo alle modalità di applicazione della procedura di VAS. In sostanza si tratta di concordare una modalità di applicazione della procedura, allo scopo di attuare le opportune verifiche tecniche ed identificare i temi di approfondimento necessari per ottenere una proposta finale derivata da una metodologia condivisa.

Il rapporto preliminare cita una serie di documenti la cui conoscenza risulta indispensabile per poter espletare il compito previsto per i SCA partecipanti alla consultazione. Questa documentazione, irreperibile sui siti ufficiali, è stata richiesta ufficialmente al MASE dai SCA
ed anzi da parte di alcuni Comuni e dalla Provincia non solo è stata inoltrata la richiesta ufficiale, ma, a fronte dell’inerzia del MASE, è stato anche inoltrato ricorso al TAR Lazio per l’accesso agli atti.

Questo anche a tutela per eventuali carenze nelle osservazioni che i SCA hanno dovuto inviare entro il termine del 26 dicembre 2024.
A fronte delle reiterate richieste, il 22 gennaio, quindi molto dopo la presentazione delle osservazione dei SCA, è stato inviato dal MASE un documento che dovrebbe rappresentare la risposta alle richieste documentali citate.

E’ sorprendente verificare come il contenuto del documento eluda tutte le specifiche richieste inoltrate dai SCA. Si cita infatti una lista di 10 documenti, con tanto di link, reperibili sul sito ufficiale di Sogin (depositonazionale.it).

Si tratta di una documentazione datata, riferibile sostanzialmente agli esiti del Seminario Nazionale, e già nota a tutti i partecipanti allo stesso Seminario. Documentazione che nulla ha a che fare con quella richiesta dai SCA, che risulta successiva rispetto a quella inviata in risposta dal MASE.

Si configura un atteggiamento che presenta inquietanti analogie con quello di Sogin e del MITE, che in precedenza hanno reiteratamente rifiutato di corrispondere ai partecipanti al Seminario Nazionale gli atti documentali che erano alla base della proposta di CNAI, prodotta da Sogin e acquisita successivamente dal MASE. Fatto che ha indotto gli stakeholder pubblici e privati della Tuscia, compresa la Provincia di Viterbo, al ricorso al TAR per il mancato accesso agli atti, dovuti, posto che la proposta di CNAI da parte di Sogin doveva essere condivisa con i partecipanti al Seminario Nazionale.

Questo inspiegabile comportamento, non in linea con i diritti di trasparenza anche previsti dalla Convenzione di Aarhus e citati dallo stesso MASE e Sogin, ma non applicati, non sembra il miglior viatico per quella condivisione di metodi e contenuti necessaria per espletare, ognuno nel proprio ruolo, il complesso e potenzialmente divisivo iter per la identificazione del sito del Deposito Nazionale.

I ricorsi in atto stabiliranno la corretta applicazione dei diritti, ma è auspicabile che le parti in causa, coinvolte nella gestione di un problema che ad oggi presenta aspetti tecnici suscettibili di obbiettive ragioni di discussione e non universalmente codificati, possano iniziare un iter di collaborazione utile alla migliore decisione definitiva”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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