
VITERBO – La Tuscia pronta al ricorso per dire no al deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Nel consiglio straordinario e aperto di Palazzo dei Priori le somme le ha tirate il presidente della Provincia Alessandro Romoli che ha dato la notizia del ricorso pronto a partire la prossima settimana.
E’ un fronte compatto quello dei sindaci viterbesi. 21 siti papabili sono stati individuati nella Tuscia. Se non dovessero essere accettate le candidature spontanee ad accogliere il centro di stoccaggio di Trino Vercellese e probabili altre allora la Tuscia sarebbe a rischio.
“Il tema è cruciale per il nostro futuro – così la sindaca del capoluogo Chiara Frontini -. Un argomento di cui si parla troppo poco e che invece potrebbe, se la Tuscia sarà la scelta finale, influenzare la vita nostra e delle prossime generazioni.
95.000 mc di scorie radioattive, di cui 17mila ad alta attività, sono un peso che la Tuscia non si può sobbarcare, non dopo che ospitiamo già l’unica discarica di tutto il Lazio e il 77% dei grandi impianti di energie rinnovabili.
Oggi abbiamo ascoltato i Sindaci e gli amministratori dei comuni inseriti nella Carta Nazionale delle aree idonee. A breve un consiglio comunale con associazioni, comitati e gruppi di cittadinanza”.
All’incontro diversi sindaci della Tuscia e il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd). “Siamo tutti contrari. Sogin – da detto Panunzi – si è basata su criteri tecnici e politico-amministrativi. Sismicità dei luoghi, rischio idrogeologico, aree alluvionali e la presenza di produzioni di pregio”.


















