Depositate le 3 pietre d'inciampo in memoria di 3 deportati viterbesi. Le foto
Pietre inciampo
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La foto della deposizione delle 3 pietre d’inciampo per ricordare 3 deportati viterbesi durante la Shoah. Si tratta di Angelo Di Porto, Emanuele Vittorio Anticoli e Letizia Anticoli deportati ad Auschwitz nel 1944.

3 pietre d’inciampo per ricordare 3 deportati viterbesi durante la Shoah. Si tratta di Angelo Di Porto, Emanuele Vittorio Anticoli e Letizia Anticoli deportati ad Auschwitz nel 1944. L’artista tedesco Gunter Demnig ha installato questa mattina le stolpersteine, appunto pietre d’inciampo, in memoria dei tre ebrei di Viterbo di fronte la casa di via della Verità 19, dove i tre abitavano.

 

 

Si tratta di sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard distinti solamente per la superficie in ottone sulla quale sono incise le generalità del deportato, il luogo di deportazione e la data della morte. Il giorno prima, il 7 gennaio, Demnig installerà 20 pietre a Roma. È la sesta volta che l’artista installa le sue stolpersteine in memoria di deportati razziali e politici, da quando nel ’93, venne invitato a Colonia per una installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti.

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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