Dentro la festa di Sant'Antonio Abate, un incontro con don Mario Brizzi
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La devozione a S. Antonio Abate è una delle più radicate nel popolo cristiano ed è stata solo marginalmente intaccata dal passaggio da una civiltà prevalentemente contadina all’era post-industriale.

La devozione a S. Antonio Abate è una delle più radicate nel popolo cristiano ed è stata solo marginalmente intaccata dal passaggio da una civiltà prevalentemente contadina all’era post-industriale.

Il 17 gennaio in tutto il territorio nazionale si ripetono riti e usanze legate alla figura di questo Santo che per secoli è stato preposto alla protezione degli animali, invocato contro gli incendi, pregato dai malati di herpes zoster, una malattia ben più grave dell’attuale “fuoco di S. Antonio”.

Che dire poi delle battaglie che S. Antonio ha dovuto combattere contro il demonio che in tutti i modi tentava il Santo perché lasciasse la solitudine del deserto da lui scelta come mezzo di santificazione. Non pochi canti popolari raccontano anche in maniera scherzosa le molteplici maniere in cui S. Antonio veniva messo alla prova dal tentatore.

La festa di S. Antonio Abate offre anche oggi l’occasione per conoscere meglio sia la grandezza di questo Santo sia le molteplici forme di devozione con cui il popolo cristiano lo venera; come anche le usanze e le manifestazioni folkloristiche che rendono vari e originali i festeggiamenti in suo onore.

Per conoscere meglio tutto ciò che riguarda la vita e le forme devozionali verso S. Antonio Abate mercoledì 17 gennaio nella chiesa di S. Maria Nuova, dopo la S. Messa delle ore 18,00 Don Mario Brizi, Parroco di S. Maria Nuova e studioso di tradizioni e religiosità popolare, terrà una conferenza con proiezioni di immagini.

La serata, organizzata dalla Parrocchia e dall’Arciconfraternita del Gonfalone, si concluderà con una cena fredda presso il Teatro Parrocchiale di Via Zazzera (prenotazione: Priore 3404175925.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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