
“La Macchina di Santa Rosa è strategica per Viterbo, ma questa festa ha una criticità: dura soltanto un giorno”, così Antonio Delli Iaconi. L’assessore alla Cultura del Comune di Viterbo fa il punto sull’importante festività viterbese e ne mette a nudo valori e criticità. “Il Museo delle Macchine? Potrebbe essere una strada per realizzare un’attrazione valida 365 giorni all’anno”, continua l’assessore alla Cultura del Comune di Viterbo.
Museo delle Macchine di Santa Rosa, cosa ne pensa?
“Quando sento delle proposte operative sono sempre d’accordo, in linea di massima. La Macchina di Santa Rosa è un punto competitivo per Viterbo, lo abbiamo visto in occasione del titolo Unesco. Quindi bisogna lavorarci sopra per migliorare la sua presentabilità. Il punto debole della festa quale è? Che si realizza tutto in un giorno. L’attrattività che la Macchina esercita non si traduce in un discorso di tipo economico. Più di tanti spettatori non si possono accogliere lungo il percorso, sono contento infatti di via Marconi perché allarga il numero di spettatori. Realizzare un sistema museale vero può diventare strategico per significa dare corpo a un’attrazione per 365 giorni all’anno”.
A proposito della breve durata della festa, non sarebbe il caso di recuperare dal passato tutta una serie di eventi che ruotavano intorno al tre settembre (palio del Saracino, dei bovi, etc) per estendere il tutto su più giorni?
“Sì, quello di introdurre nuove cose è un percorso che è sempre redditizio fare, arricchendo l’offerta. Credo che a Viterbo non manchino persone che coltivino la tradizione e la conoscenza della tradizione. Bisogna riuscire a rendere fruibile la festa in un periodo più lungo e farla conoscere il più possibile”.
Il ricordo più caro che ha del trasporto?
“La prima volta che l’ho vista. Ho cominciato a lavorare alla Camera di Commercio nel 1967. Nel settembre Aldo Perugi mi invitò ad assistere al trasporto a casa sua. Non ero preparato allo spettacolo. La sua abitazione, in via Casa di Santa Rosa, affaccia sulla salita. Ho visto quello spettacolo dei facchini di corsa, con la Macchina che si impenna… Sconvolgente, non ero preparato. Un’altra veduta altrettanto bella l’ho avuta quando, come Unindustria, abbiamo affittato un terrazzo al corso e abbiamo invitato i colleghi di tutto il Lazio. Vedere la Macchina da lì, quasi toccando la guglia, è stato molto entusiasmante”.
Il sistema rete macchine a spalla dove ci porta?
“Ci porta su un percorso interessante per la sua internazionalità. Abbiamo ottenuto la riapertura del tavolo presso il Ministero Beni Culturali ed entro settembre saremo convocati come rete. Occorre mantenere ed eventualmente anche integrare questo sistema. E’ interessante perché ci consente di utilizzare strumenti di conoscenza e finanziari a livello di Onu e di Unione Europea”.
Bisogna aprire a Gubbio?
“Occorre fare valutazioni oggettive e anche di convenienza. Integrare può essere utile. La questione va vista in questo senso”.


















