Delitto di Santa Lucia, condannato a 15 anni il figlio
tribunale viterbo
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Delitto di Santa Lucia, arrivata oggi la sentenza per la morte dei coniugi Fieno: condannato il figlio Ermanno a quindici anni di carcere e tre di libertà vigilata

VITERBO- Quindici anni di carcere e tre anni di libertà vigilata per Ermanno Fieno. Arrivata in mattinata la sentenza che chiude il delitto di Santa Lucia: omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Era il novembre 2017 quando Ermanno Fieno uccise la madre dopo la morte naturale del padre avvenuta in casa, occultò i corpi avvolgendoli in sacchi di plastica e inscenò un macabro rituale nella camera da letto dei genitori. Restarono lì per quindici giorni, a dare l’allarme gli altri figli della coppia preoccupati per il prolungato silenzio dei genitori. Ermanno Fieno dopo i fatti, scappò in Francia, fu catturato due giorni dopo il ritrovamento dei corpi dei genitori. 

La sentenza di pena arriva dopo le perizie psichiatriche di due professionisti della materia che avevano dichiarato Fieno non in linea  con la realtà e quindi l’incapacità dell’uomo di poter scontare la pena in carcere, meglio secondo il loro parere, una comunità terapeutica. La Procura aveva chiesto 30 anni, pena diminuita di un terzo a 20 anni per via del rito scelto dall’avvocato difensore di Fieno Roberto Massatani, proprio dopo i risultati delle perizie psichiatriche. 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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