
TEATRO SAN LEONARDO – Sabato 7 dicembre è andato in scena al teatro San Leonardo Il Principe dei Sogni Belli, di Tobia Rossi, diretto da Pierpaolo Sepe.
Un testo breve e immediato che ha rapito da subito il pubblico in sala. Lo spettacolo è riuscito a incuriosire fin dal primo momento su una scenografia quasi vuota, riassumibile in poche linee sul quaderno. E sul lento pulsare delle luci che circondano la scena Elio (Riccardo Festa) e Dragon (Noemi Francesca) fanno la loro prima conoscenza silenziati dalla musica, per risparmiare convenevoli.
E di convenevoli proprio non c’è bisogno, ce lo dimostra Rossi con un testo scaltro e diretto, e ce lo dimostra Sepe con una semplicità che lascia il pubblico spiazzato. Il nervoso Elio si guarda intorno prima dell’incontro e sembra subire il peso dello sguardo della platea, platea che di certo non si aspettava di ricevere la stessa pressione la prima volta che Dragon, sex worker dai capelli azzurri vestito come un personaggio di un manga con scaglie e spine, posa gli occhi sul pubblico al buio.
Tutto ciò che è in più non serve E infatti assistiamo a un’ora secca di spettacolo a due, che per la maggior parte del tempo non faranno
altro che stare seduti a parlarsi, ma il pubblico rimane in tensione sul bordo della sedia, preda della naturale voglia umana di poter ascoltare indisturbati una conversazione interessante.
Elio ha un figlio, Bruno, che oltre ad avere 23 anni ed essere affetto da autismo, ha naturalmente palesato desideri sessuali che il padre non può soddisfare. Vista l’inclinazione del figlio per gli uomini, Elio decide di assoldare Dragon, sex worker ventenne vestito come l’eroe dei manga di Bruno, capace di guarire gli amici con il suo potere.
«Alla fine quello è il sorriso, una linea con gli angolini all’insù». In Elio c’è un uomo vero, fragile, uno che vorrebbe solo una meritata normalità, a cui pesa di parlare di certi argomenti,tirare fuori pensieri dal lato oscuro del suo cervello; cerca di razionalizzare la bestialità
umana in cambio di una parvenza di normalità sociale, e proprio in Dragon, così noncurante della normalità di cui è schiavo Elio, troverà una comprensione dura, critica e senza giudizio, come una sincera opinione sa essere.
La dignità dei due si scambia subito agli occhi degli spettatori e quel ragazzo vestito da manga, così lontano dal pubblico presente in sala, diventa quello su cui tutti, compreso Elio, faranno affidamento durante questa favola sporca di fumo. Quel ragazzo che in quell’ora avrà un solo scopo, guarire Elio e il pubblico, anche se per poco , dalla maledizione della loro normalità, del bisogno di inscatolare un disagio per paura del vero costo di qualcosa di “speciale”, che in fondo non vuole pagare nessuno.


















