Dearsenificatori, Olmi: "Talete spende 20 milioni di euro all'anno per alimentarli e butta l'acqua buona della Palanzana dell'Urcionio"
silvano olmi
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VITERBO - Sulla questione dei dearsenificatori interviene Silvano Olmi, noto ambientalista, già dirigente nazionale di Fare Verde, che chiede di investire i fondi disponibili nella ricerca di nuove fonti d'acqua prive di arsenico.

VITERBO – Sulla questione dei dearsenificatori interviene Silvano Olmi, noto ambientalista, già dirigente nazionale di Fare Verde, che chiede di investire i fondi disponibili nella ricerca di nuove fonti d’acqua prive di arsenico.

“La gestione degli impianti che trattano l’acqua contenente arsenico – dichiara Olmi – costano alla società Talete ben 20 milioni di euro all’anno di spese di gestione. Un pozzo senza fondo, insostenibile per le casse societarie. L’acquisto e l’utilizzazione di questi impianti di potabilizzazione è stato fatto sull’onda dell’emergenza, anche se a onor di cronaca la presenza di arsenico nell’acqua era nota da decenni.

E’ giunto il momento di superare questa “eterna emergenza” e di ricercare fonti d’acqua prive di arsenico ed evitare sprechi come quello ad esempio che da molti anni avviene a Tarquinia, in località “Orti di Bruschi-Gabelletta”. Infatti, in un terreno all’interno del quartiere PEEP-Madonna dell’Olivo, affiora una sorgente. L’acqua, che esce copiosa, finisce direttamente nelle fognature di via Pertini.
Inoltre, nel sottosuolo della città antica, passa una vena d’acqua che fuoriesce in località Fontana Nova e si disperde in un fosso nelle campagne.

Infine, fonti d’acqua sono segnalate in altre località sempre nel territorio tarquiniese, e andrebbe monitorata l’abbondante quantità d’acqua che proviene dalla Palanzana a Viterbo e che finisce nel fosso Urcionio. Occorre – conclude Olmi – uno studio urgente per individuare queste acque e vedere quali sono idonee all’utilizzo. Si tratta di un tesoro che non deve andare disperso”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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