
Talete sì, Talete no. Ieri mattina il dibattito che da anni si protrae tra i 60 comuni della provincia di Viterbo è tornato ad ardere più che mai. Il nuovo problema sono i dearsenificatori realizzati dalla Regione nei comuni che superavano il limite imposto dalla Comunità Europea. Alcuni sindaci dicono che non funzionano, altri che lo fanno a tratti. Alcuni primi cittadini, inoltre, si chiedono come mai i fondi per la gestione di tutti gli impianti siano stati dati direttamente a Talete spa, mentre chi non ne fa parte si debba pagare la manutenzione da solo.
Per discutere dell’argomento ieri mattina alcuni sindaci della provincia si sono dati appuntamento in via Saffi, alla sede della Provincia di Viterbo, in tutto sono una trentina. Alcuni dei sindaci presenti rappresentano comuni che non fanno parte di Talete e che non hanno neanche intenzione di entrarci. Fra di loro c’è Piero Camilli, primo cittadino di Grotte di Castro, che insiste sul non voler far parte di “quel baraccone”, come lo definisce. Nel suo paese, sostiene, l’acqua costa un terzo rispetto a quelli dove il servizio è amministrato da Talete.
Si schiera contro la società di gestione anche Fabio Bartolacci, sindaco di Tuscania, che dovrebbe gestire i due dearsenificatori presenti nel paese con le entrate del Comune: “Ma come si fa?” si chiede. Bartolacci, inoltre, ripete più volte che il dearsenificatore non funziona neanche e che con i soldi introitati dalle bollette dell’acqua non riuscirebbe comunque a coprire la manutenzione dei due impianti. La sua richiesta è chiara: i soldi per la manutenzione dei dearsenificatori devono essere dati ai Comuni e non alla società.
A difendere la società, se pur di striscio, c’è Mauro Mazzola che si toglie la fascia da presidente della Provincia per indossare quella da sindaco di Tarquinia. Il suo paese è in Talete da una manciata di giorni, ma secondo il primo cittadino i conti sono a posto e la società è solida. Anche lui, però, sulla soluzione dearsenificatori storce il naso e invita tutti a proporre soluzioni diverse per la questione arsenico.
Mentre i sindaci parlano, sotto il comitato “Non ce la beviamo” protesta. La mobilitazione dei cittadini, infatti, va avanti da quando i vertici della Talete hanno chiesto di poter sondare il terreno alla ricerca di partner privati per la gestione idrica dei comuni. Il fatto, secondo i comitati, sarebbe in forte disaccordo con il Referendum del 2011 nel quale è stato ribadito che l’acqua è un bene pubblico e che non può essere amministrata da privati.
Nell’aula di via Saffi, invece, ci sono il consigliere regionale Sabatini e l’ex sindaco di Viterbo Marini, che dovranno riportare a Roma quanto detto ieri mattina. Sabatini, infatti, la prossima settimana presenterà un’interrogazione al consiglio regionale, mentre Marini ne presenterà un’altra ai ministri dell’Ambiente e della Salute.

















