
VITERBO – Abbiamo intervistato in esclusiva Andrea De Simone, direttore di Confartigianato, per capire come sta vivendo questa emergenza Covid -19 e quali possono essere, dal suo punto di vista altamente qualificato, i risvolti sociali ed economici di questa emergenza.
Buongiorno Direttore, come sta vivendo questo momento storico segnato dall’ emergenza Covid-19?
Con la preoccupazione dell’oggi per la salute con un occhio particolare ai miei genitori anziani , pur con la consapevolezza di vivere in un territorio ad oggi fortunatamente solo sfiorato dallo tsunami corona virus. Rimango sempre colpito la sera scendendo dalla sede di Confartigianato al tramonto. Il silenzio di via garbini che è poi quello di tutte le strade della città accompagnato nell’ultima settimana anche dal soffio della tramontana .
A questo si unisce un’angoscia se possibile ancora maggiore guardando alle prossime settimane al dramma iniziato da 20 giorni per la tante micro imprese della nostra provincia le loro famiglie i loro dipendenti . Ascolto ogni giorno lo sfogo di tanti imprenditori e non esagero nel pensare che tra qualche giorno arriverà la difficoltà a fare la spesa e il pieno di benzina
Come è cambiato secondo Lei l’approccio al lavoro? Quali sono le iniziative che le aziende hanno attivato per soddisfare le esigenze della clientela?
Inizio da quello di Confartigianato. Non ci siamo mai fermati, siamo chiusi al pubblico ma lo staff è a lavoro per stare vicino ogni giorno ai nostri imprenditori. Non nascondo che buona parte del tempo serve a spiegare norme spesso farraginose dei vari dpcm e ordinanze che si susseguono. Le aziende che possono stare aperte lavorano tra mille difficoltà perché con un paese fermo la macchina economica residuale si muove con il freno a mano tirato . Va leggermente meglio il settore alimentare.
Però gli imprenditori hanno sempre un cuore grande e allora per martedi prossimo 7 aprile abbiamo organizzato con L’Avis di Viterbo e la piscina Mgm della famiglia Mattioli una raccolta straordinaria di sangue. Lo abbiamo già fatto a Natale con grande riscontro con l’autoemoteca sotto la nostra sede e con lo slogan “il regalo più bello è donare” lo ripetiamo ora nel culmine di questa emergenza e a pochi giorni dalla festa di Pasqua con un appello che possa toccare ancora di più il cuore “pasqua per donare, dona il sangue regala la vita”.
Quali sono le iniziative volte al rilancio delle imprese da mettere in campo non appena l’emergenza sarà terminata?
La Germania ha messo sul piatto 500 miliardi il nostro decreto cura Italia solo 25, vediamo cosa succederà ora con il decreto “aprile” annunciato per Pasqua. Come se non bastasse dietro ai 25 si nasconde tanta burocrazia e difficoltà pratiche nel farli arrivare come dovrebbe essere in poche ore nelle tasche dei cittadini. Siamo alla fine del mese momento in cui vengono solitamente regolate e liquidate le transazioni commerciali del mese corrente o di quello precedente , ed è evidente che molti di questi pagamenti salteranno e si rischia che rimangano in pochi a credere che #andràtuttobene. Con tutti gli sforzi che il governo potrà fare non credo che il bilancio della stato si possa permettere manovre tali da poter tenere ancora a lungo il sistema produttivo fermo (non dimentichiamo che il presidente dell’inps ha detto che ci sono i soldi delle pensioni solo per un altro mese). Quindi pur con tutte le precauzioni sanitarie possibili è necessario da qui a Pasqua pensare alla riapertura graduale delle aziende iniziando da quelle che possono garantire accessi del pubblico contingentati e sicuri, per capirci immagino che una pasticceria o una parrucchiera possano riaprire prima di una piscina o di uno stabilimento balneare.
Non si chieda ulteriore fair play alle aziende.
Quarantena da Covid-19. Un fermo-immagine della nostra vita o un momento di analisi e introspezione?
La mia analisi dura ma reale toglie lo spazio a sentimenti poetici e buonisti. Non ci vedo proprio nulla di positivo .
Qual è la prima cosa che farà non appena avrà la possibilità di tornare ad uscire liberamente?
Un bagno nelle nostre acque termali.
Un saluto ed un suo personale messaggio ai lettori de La Fune…
Un pensiero a chi si è ammalato ai loro familiari. La paura della malattia unita all’angoscia di doverla vivere senza potersi aggrappare ad una mano amica.


















