De Simone e Amantini: “Candidati per far sognare Viterbo. Puntiamo su una città viva, piena di possibilità e dove si rispettano le regole”
Foto De Simone - Amantini
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“La politica è lo strumento fondamentale con cui è possibile costruire il destino di un territorio. Abbiamo deciso di candidarci al consiglio comunale di Viterbo perché abbiamo in mente delle prospettive da seguire, una visione per restituire un futuro alla città”. Donatella Amantini e Andrea De Simone, la prima stimato avvocato e il secondo direttore di Confartigianato Viterbo, sono in lista con Fratelli d'Italia per Giovanni Arena sindaco.

“La politica è lo strumento fondamentale con cui è possibile costruire il destino di un territorio. Abbiamo deciso di candidarci al consiglio comunale di Viterbo perché abbiamo in mente delle prospettive da seguire, una visione per restituire un futuro alla città”. Donatella Amantini e Andrea De Simone, la prima stimato avvocato e il secondo direttore di Confartigianato Viterbo, sono in lista con Fratelli d’Italia per Giovanni Arena sindaco.

“Si può sedere in consiglio in due modi: galleggiando e lasciandosi portare dalla corrente o cercando di lasciare un segno – intervengono i due -. Ci appartiene, e chiediamo ai viterbesi di avere un’occasione per poterlo dimostrare, il secondo atteggiamento. Vogliamo lavorare seriamente, con mitezza e determinazione, per risolvere le criticità del presente e portare Viterbo ad affrontare sfide fondamentali per rompere un certo stato di isolamento in cui il territorio sembra inchiodato. Occorre tenere a mente pochi temi, definirli con esattezza e sviluppare piani di realizzazione per ogni singola azione. Per dirlo in una parola serve programmazione. I cittadini lo sanno bene perché si trovano a dover programmare le cose per i propri negozi, per la propria impresa, per la famiglia. Se non si è organizzati e concentrati, se non ci capisce dove si sta andando, il rischio di finire in una palude è altissimo”.

Sicurezza, riportare residenti nel centro storico, favorire la crescita turistica e termale, politiche comunali dell’occupazione, della famiglia, della casa. Queste le priorità individuate dai candidati. “L’Italia è piena di comuni virtuosi in diversi ambiti ed esistono tante buone pratiche che oggi sono replicabili quasi in maniera schematica e collaudata – spiegano Amantini e De Simone -. La Viterbo che abbiamo in mente per prima cosa punterebbe a recuperare tanto svantaggio andando a studiare e adattando alle proprie specificità le buone pratiche elaborate altrove. Questo ci sembra un corretto atteggiamento per un amministratore. Essere curiosi, consapevoli dei problemi e pronti a portare in città il meglio che già esiste”.

Tutto ciò per una Viterbo più moderna e dinamica, capace di regalare un’atmosfera di libertà e benessere. “La nostra visione racconta una città aperta alla crescita, dove si rispettano le regole e capace di far vivere e portare continuamente ossigeno al tessuto sociale. Una città restituita ai viterbesi, piena di stimoli e carica di sogni. Per riconquistare il futuro bisogna costruire le basi affinché diventi attraente decidere di vivere, lavorare o, semplicemente, soggiornare a Viterbo. Questo il motivo per cui abbiamo scelto di metterci al servizio dei cittadini”, concludono Amantini e De Simone.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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