De Dominicis: "Il TusciaExpo era un fallimento annunciato da tempo". Marini: "Non quadra"
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Il rappresentante pentastellato rilancia l'ipotesi di un'azione di responsabilità verso gli amministratori della società che non hanno raggiunto gli obiettivi societari

“Quello del TusciaExpo era un fallimento annunciato da tempo” questo il commento di Gianluca De Dominicis, rappresentante in consiglio comunale del Movimento 5 Stelle di Viterbo. “Già anni fa era stata avviata la procedura di fallimento, bloccata poi dall’amministrazione Michelini con il progetto del centro agroalimentare alla Volpara. Un piano complesso, che non aveva i presupposti per essere lanciato e oggi ne abbiamo la conferma”.

Il TusciaExpo è arrivato al fallimento nei giorni scorsi, quando il tribunale ha deciso che non c’era più niente da fare per riportalo in vita e ha decretato il fallimento. Un percorso lungo e tortuoso iniziato nel 2012, quando la Regione è uscita, seguita a ruota dalla Provincia di Viterbo. Anche l’allora giunta comunale guidata da Marini, ultimo socio rimasto, iniziò la procedura di fallimento, che venne bloccata poco dopo che l’arrivo della giunta Pd.

Nel 2013, inoltre, l’opposizione targata partito democratico chiese che venisse intrapresa un’azione di responsabilità per gli amministratori di TusciaExpo, visto il fallimento degli obiettivi societari e per capire se, in qualche modo, i debiti potessero essere ripianati. Oggi a chiedere quella stessa azione di responsabilità sono i pentastellati, visto anche il fallimento del progetto del centro agroalimentare.

“Tempo fa ci è stato garantito – dice De Doiminicis – che il Comune avrebbe individuato un tecnico per capire se c’erano le basi per un’azione di responsabilità per l’amministrazione di TusciaExpo. Oggi a fronte del fallimento della società la cosa diventa ancora più urgente. A breve, infatti, faremo un’interrogazione all’amministrazione Michelini per capire se quel tecnico sia già stato individuato e qual è il suo responso sulla questione, in caso contrario urge che il Comune assegni l’incarico e si proceda con la valutazione”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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